Notiamo un Giovanni maestro notaro
della Gran Corte dei Conti di Sicilia che possedette l’ufficio di
credenziere della dogana di Messina, ufficio che nel 1421 permutò con
Marzullo de Gangiis per l’altro di maestro notaro della corte
capitaniale di Catania, fu barone di Stissibilia nel 1423 e possessore
del diritto del grano sopra ogni salma di cereali da estrarsi dal
caricatore di Licata, ecc. nell’anno 1434 e forse egli stesso fu
capitano di giustizia in Catania negli anni 1440 e 1441-42; un Eximenio,
figlio del precedente, che fu notaro della corte capitaniale di Catania,
barone del Grano e tenne la carica di patrizio in Catania negli anni
1478-79 e 1486-87; un Girolamo investito, a 23 febbraio 1493,
dell’ufficio di maestro notaro della corte capitaniale di Catania,
barone del Grano, ecc.; un Pietro, barone del Grano, che fu senatore in
Catania nell’anno 1508-9.
Godette nobiltà in Messina. Un
Bartolomeo tenne la carica di senatore in detta città nel 1520-21; un
Orazio, come marito di Maria Liotta, possedette nella fine del secolo
XVI il feudo di Castelluzzo.
Arma: d’argento, all’albero di pino al
naturale, attorcigliato dalla vite di verde, fruttifera dello stesso.
Di questa famiglia, che godette nobiltà
in Catania, notiamo un Simone che, con privilegio dato a 30 novembre
1479 esecutoriato a 25 luglio 1498, venne nominato giudice della Gran
Corte del Regno; un Pietro che fu senatore in Catania negli anni
1520-21, 1526-27, 1530-31, 1534-35 e capitano di giustizia nel 1543-44;
un Girolamo che tenne la carica di senatore in detta città negli anni
1556-57, 1557-58, 1564-65, 1567-68 e 1570-71, fu patrizio negli anni
1575-76, 1584-85 e capitano di giustizia nel 1578-79, e, con privilegio
dato a 4 dicembre 1570 esecutoriato a 7 marzo 1572, ottenne concessione
del titolo di regio cavaliere; un Giuseppe che fu senatore di Catania
negli anni 1593-94, 1598-99, 1602-3, 1606-7 e patrizio negli anni
1619-20, 1626-27; un Bernardo, dottore in leggi, che fu giudice
capitaniale di Catania nel 1643-44 e della Gran Corte del Regno negli
anni 1659-60-61; un Agostino che fu senatore in Catania nell’anno
1687-88.
Arma: d’oro, a tre scaglioni, il primo
partito di verde e di rosso, il secondo e terzo di verde.
Di questa famiglia notiamo un
Francesco, che tenne la carica di senatore in Messina nell’anno
1500-501; un Agostino tenente di maestro di campo generale, capitan
d’armi a guerra e castellano di Pantelleria nel 1681; un altro Francesco
che fu senatore in Trapani nell’anno 1701-702.
Arma: d’oro, a tre monti di rosso, e
tre ramoscelli d’alloro di verde piantati sulla sommità.
Godette nobiltà in Messina. È degno di nota
un Bartolomeo Domenico (di Ludovico) dottore in leggi, che fu giudice della
regia udienza di Messina nell’anno 1801 e fu iscritto nella mastra nobile di
Messina del 1798-1807.
Arma: troncato: d’azzurro e di un mare al
naturale movente dal terrazzo dello stesso; nel primo l’ombra di sole di
rosso tramontante nel mare, sormontata nel capo dalla cometa d’oro,
ondeggiante in palo; nel secondo due uomini di carnagione, posti sul
terrazzo, il primo al gonnellino di rosso, rivolto e rovesciato a terra in
atto di vociare, il secondo al gonnellino d’oro, impugnante in sbarra una
lancia d’argento, fustata di nero, nel punto di ferire l’altro.
Originaria, secondo alcuni, dalla Spagna,
pare che sia stata portata in Sicilia e precisamente in Palermo dai fratelli
Antonio e Brizio, qualificati mercanti pisani, nella fine del secolo XV.
Un Paolo fu giudice della gran corte del
Regno negli anni 1553-54-55; un Carlo tenne la carica di senatore in Palermo
negli anni 1573-74 e 1578-79; un Carlo la Voglia e Campixano (lo stesso del
precedente?) fu senatore in Palermo negli anni 1630-31, 1641-42.
Arma: troncato: di rosso e d’argento, alla
banda d’azzurro attraversante.
Alias: troncato: d’oro e di rosso alla fascia
d’azzurro.
Di questa famiglia notiamo un Francesco
giurato di Monte San Giuliano nel 1451-52; un Berardo che fu capitano di
giustizia in Salemi nell’anno 1488-89; un Antonio, che, come marito di
Eleonora Bonito (Nichito o Anicito), possedette il diritto del grano
sopra il porto di Girgenti, Siculiana e Montechiaro, di cui ottenne
investitura a 8 novembre 1511 ed a 6 gennaio 1516.
Arma: d’azzurro, al braccio vestito
d’argento uscente dal lato destro dello scudo, la mano di carnagione
tenente per i capelli una testa umana dello stesso, sormontata da una
cometa ondeggiante in palo, accostata da due stelle [8], il tutto
d’argento.
Godette nobiltà in Messina, in
Siracusa, ecc. Un Giovanni Nicolò tenne la carica di senatore in Messina
nell’anno 1437-38; un Giovanni (lo stesso del precedente?) tenne la
stessa carica in detta città nell’anno 1468-69; un Santoro (è chiamato
Voltis) fu giurato in Siracusa nel 1500-501; un Francesco fu
proconservatore in Modica nell’anno 1575.