Di questa famiglia notiamo un Tommaso,
fisico e maestro razionale, che ottenne dalla regina Eleonora, a 9
febbraio 1337, concessione del feudo Moio; un Galvagno che, con
privilegio dato a 29 gennaio 1399, ottenne concessione del monte o
poggio di Mompilieri; un Simone che fu senatore in Messina negli anni
1418-19, 1420-21, 1422-23 e possedette Bitonto e metà di Piragò e, come
marito di Angela de Grana Ordei di Salvatore, ebbe il diritto del ponte
di Girgenti; un Nicolò che fu giudice straticoziale in Messina negli
anni 1454-55, 1457-58 e fu investito di Bitonto a 10 settembre 1453; un
Francesco, investito di Bitonto a 5 giugno 1513, e che finì decapitato
quale traditore; un Enrico giudice della Gran Corte del Regno negli anni
1630-31, 1636-37; un Giovan Battista che fu secreto di Palermo, e morì
nel 1660.
Non ha niente, secondo noi, di comune
con la precedente. Un dottor Pietro fu proconservatore di Pietraperzia
nel 1802 e tale carica tenne un Michele, che, nel 1792, era stato
alfiere di fanteria della milizia urbana di Pietraperzia e, a 21 marzo
1803 ottenne infeudazione del territorio di Vignagrande di cui ebbe
investitura a 22 settembre 1807. Con decreto ministeriale del 22 luglio
1871 il signor Pompeo Tortorici (di Giuseppe, di Michele), commendatore
della corona d’Italia, già deputato provinciale in Caltanissetta, ecc.
ottenne il riconoscimento del titolo di barone di Vignagrande e con
regie lettere patenti del 27 giugno 1897 venne autorizzato ad assumere
il titolo di barone di Rincione, per successione alla famiglia Giarrizzo.
Con decreto ministeriale del 6 giugno 1911, i detti titoli vennero
riconosciuti al signor Michele Tortorici, figlio di detto Michele.
Arma: d’azzurro, a due tortore
affrontate, appollaiate sulla sommità di una noce, il tutto al naturale;
il noce nodrito sulla campagna troncata; al primo scaccato di due file
d’argento e di rosso; al secondo d’argento alla fascia di rosso.
Anche questa famiglia non ha secondo
noi alcuna relazione con la Tortoreti. Un Gaspare fu proconservatore di
Bisacquino nel 1680; un Antonino fu giurato di detto comune nell’anno
1798-99; un Francesco, nato a Castelvetrano a 12 novembre 1841, ottenne
con decreto ministeriale del 4 marzo 1900 di usare, maritali nomine,
il titolo di barone di Villanova spettante alla moglie Rosa Scudero; un
Giovanni, nato a Bisacquino a 1 gennaio 1856, venne autorizzato con
decreto ministeriale del 12 gennaio 1900 ad assumere, maritali
nomine, i titoli di principe di Raffadali, duca di San Nicolò,
marchese di Montaperto, barone di Calamonaci, signore dello stato e
terra di Raffadali, signore della terra di Sant’Elisabetta, spettanti
alla moglie Antonia Montaperto.
Arma: d’azzurro, al pino d’Italia,
nodrito sopra un ristretto di terreno e sostenuto a sinistra da un leone
con una tortora volante in sbarra e in basso verso l’albero; il tutto al
naturale, sormontato nel punto del capo da un sole d’oro.
Un Bartolomeo, milite, aiutante del
cavallerizzo del re, nell’anno 1498 fu capitano di giustizia in
Caltagirone; un Nicolò fu patrizio di Monte San Giuliano nell’anno 1500.
Di questa famiglia notiamo un Giuseppe
giudice della Gran Corte del Regno negli anni 1604-5, 1608-9,
1620-21-22; un Salvatore che acquistò il feudo Torretta di Marineo, di
cui ottenne investitura a 23 giugno 1773 e trasmise al figlio Giuseppe,
che ne fu investito a 26 ottobre 1787.
Arma: d’azzurro, al monte di tre cime
nella cui sommità sta un bastone scorciato posto in banda sostenente un
leone passante e coronato, accompagnato nel capo da tre stelle, il tutto
d’oro.
Si vuole che sia stata nota in Sicilia fin
dal tempo dei Normanni.
Notiamo un Giacomo senatore in Palermo
negli anni 1307-8, 1326-27; un Francesco vescovo di Girgenti, che acquistò,
nel principio del secolo XVII dalla regia corte, mille tratte annue con gli
uffici di maestro notaro civile di Licata, ecc.; un Fabrizio, che acquistò
da casa Pilo i feudi Falconeri, Torretta, Rafforosso nel 1636, ecc.
Arma: d’oro, a due braccia di rosso uscenti
dai fianchi dello scudo, trattenenti un piede al naturale svenato.
Di questa famiglia notiamo un Cesare e un
Francesco che sono notati nella mastra nobile del Mollica; un Salvatore che,
come marito di Giovanna Tancredi, fu barone del Mezzograno nella fine del
secolo XVII; un Giulio che fu giurato di Castronovo nell’anno 1798-99; un
Salvatore, barone del Mezzograno per investitura del 21 giugno 1796,
capitano di giustizia in Castronovo nell’anno 1800-801 e un dottor Giuseppe
che fu proconservatore in Naro nel 1804.
Arma: d’azzurro, alla fascia diminuita
d’oro, accompagnata da tre monti dello stesso, ciascuno di tre cime, moventi
dalla punta e una stella d’argento nel capo.
Un Nicolò Tranquida possedette metà del
feudo Piragò, che, per la sua morte senza figli, fu, da re Martino, concessa
nell’anno 1440 a Bertrando de Montedron.
Si vuole originaria di Tropea, decorata
dei titoli di principe di Cosoleto e duca di Precacuore e nobile in
Messina, al dir del Galluppi, nei secoli XVII e XVIII.
Arma: d’oro, all’olivo di verde,
nodrito sovra un monte a tre cime dello stesso, movente dalla punta.
Un Giovanni Trapanese e Cannada possedette
l’ufficio di portulanotto di Girgenti o diritto di mezzo grano, di cui
ottenne investitura a 11 febbraio 1788.
Secondo il Mugnos godette nobiltà in
Mazzara. Noi abbiamo trovato un dottor Giovanni Simone con la carica di
proconservatore in Petralia Sottana nel 1680.
Arma: d’azzurro, al castello d’argento
accompagnato da un porco marino.
Di questa famiglia, la cui nobiltà fu
ritenuta provata il 10 dicembre 1834 dalla commissione dei titoli in
Napoli, notiamo un Giuseppe che, con biglietto reale del 14 maggio 1813,
venne nominato capitan d’ordine della camera dei comuni; un Benedetto,
figlio del precedente, che fu segretario particolare di Ruggero Settimo
nel 1848 e incaricato del protocollo del consiglio dei Ministri, che nel
1860 ricoprì l’alta carica di capo gabinetto del consiglio dei Ministri
del governo dittatoriale e prodittatoriale e nel 1862 quella di
direttore generale del Tesoro per le province Siciliane e fu padre di
Giuseppe, dottore in leggi, primo archivista di Stato, membro e
segretario della commissione araldica siciliana, socio attivo della
regia accademia di scienze, lettere e belle arti di Palermo, cavaliere
dell’ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro e ufficiale della corona d’Italia
e d’Accademia in Francia; un Salvatore, canonico decano della Real
Cappella Palatina di Palermo e cavaliere degli ordini dei SS. Maurizio e
Lazzaro e della corona d’Italia (morì nel 1912); un Benedetto, ispettore
generale al Ministero del Tesoro a riposo, commendatore degli ordini dei
SS. Maurizio e Lazzaro e della corona d’Italia.
Arma: d’azzurro, all’albero al
naturale, sinistrato da un leone rivoltato d’oro.