Un Guglielmo fu giudice della città di
Catania nel 1337; un Enrico acquistò sulla fine del secolo XV i feudi di
Roccarossa, Dragonara, Vicari, nei quali gli succedette il figlio Giovan
Luigi, investito nel 1516; un messer Pietro è notato nella mastra nobile
del Mollica (lista I, anno 1587).
Arma: d’azzurro, all’anguilla
d’argento, nuotante nel mare dello stesso, fluttuoso di nero, movente
dalla punta, sormontata nel capo da una stella d’oro.
Notiamo un Stefano, che tenne la carica
di giudice della corte pretoriana della città di Palermo nel 1743-44,
del tribunale del Concistoro negli anni 1757-58-59, ecc. Non sappiamo se
sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Mariano, insigne patriota,
che prese grande parte alla rivoluzione del1848, fu deputato alla camera
dei comuni, ministro del governo provvisorio, ecc. ecc.
Arma: di nero, al leone d’oro rampante
ad una colonna d’argento.
V’ha chi la vuole originaria di
Francia, chi di Spagna dandole a capostipite un Bernardo, governatore
dei ducati di Atene e di Neopatria nell’anno 1313 e padre di Tommaso,
barone dei feudi Scuderi, Passarelli e Calandrino in Sicilia. Godette
nobiltà in Messina; possedette i principati d’Alcontres, Montesalso,
Palizzi; i marchesati di Roccalumera, Soreto; la contea di Casandola; le
baronie di Foresta, delle saline di Castrogiovanni, di Sicaminò Grappida,
l’ufficio di maestro notaro e segretario del tribunale del Real
Patrimonio, ecc.
Un Manfredi come marito di Mita
Salerno, possedette l’ufficio di Portulanotto di Licata e metà del
diritto del tumolo di Girgenti sotto i Martini; un Pantaleo fu giudice
straticoziale di Messina negli anni 1444-45, 1448-49, 1450-51, 1453-54,
1455-56-57, 1463-64; un Pietro fu senatore in detta città nell’anno
1457-58 e tale carica tennero un Manfredi nel 1492-93; un Tuccio negli
anni 1495-96, 1498-99; un Colantonio nell’anno 1499-500; un Giovanni
Antonio nell’anno 1513-14; un Pietro negli anni 1585-86, 1592-93; un
Francesco, un Filippo, un Giovanni Antonio, un Giuseppe, un Antonino
sono iscritti nella mastra nobile del Mollica; un Giuseppe fu senatore
di Messina nel 1603-4; un Antonino tenne la stessa carica in detta città
negli anni 1644-45 e 1649-50; un Giovanni, con privilegio dato a 6
gennaio esecutoriato a 29 agosto 1685, ottenne la concessione del titolo
di conte di Casandola; un Salvatore fu senatore di Messina nel 1693-94 e
tale carica tennero un Giuseppe negli anni 1702-3, 1706-7; un Antonio,
di Giovanni negli anni 1708-9, 1720-21, 1726-27, 1730-31; un Vincenzo,
barone di Sicaminò, negli anni 1715-16, 1736-37; un Pietro nel 1719-20;
un Giovanni fu cavaliere dell’ordine di Malta, gran priore di Venosa e
confrate dell’ospedale di Messina nel 1734; un Giacomo, barone di
Sicaminò, fu senatore in detta città negli anni 1733-34-1735-36; un
Giuseppe, barone delle saline di Castrogiovanni, tenne la stessa carica
in detta città nell’anno 1750-51 e forse egli stesso fu quel Giuseppe
che acquistò da casa Termini il titolo di principe di Casteltermini,
che, con lettere patrimoniali del 10 agosto 1758, ottenne di poter
commutare in quello di principe di Montesalso e fu senatore in Messina
negli anni 1774, 1782; un Pietro (figlio del precedente), ottenne a 19
febbraio 1795 investitura dei titoli di principe di Montesalso, barone
delle saline di Castrogiovanni, signore dei mezzi terraggi di Licata; un
Pietro Stagno e Asmundo (di Carlo, di Pietro predetto), ottenne a 8
ottobre 1809 investitura dei titoli di principe d’Alcontres, marchese di
Roccalumera, barone della Foresta, barone dell’ufficio di maestro notaro
e segretario del tribunale del Real Patrimonio e sede nel parlamento del
1848 come pari del regno. Nell’elenco ufficiale definitivo delle
famiglie nobili e titolate della regione siciliana è iscritto il signor
Carlo Stagno e Cumbo (di Pietro, di Carlo) con i titoli di principe di
Montesalso, principe d’Alcontres, marchese di Roccalumera, signore della
terra di Foresta, signore della salina di Castrogiovanni, signore dei
terraggi di Licata, signore dell’ufficio di maestro notaro del Real
Patrimonio.
Arma: d’oro, a cinque fasce diminuite,
ondate, d’azzurro.
Si vuole che sia originaria di Pisa è
passata in Sicilia ai tempi di Federico lo Svevo. Godette nobiltà in
Messina, Taormina, Trapani, ecc.; possedette la contea di Augusta, le
baronie di Bambina e Casalotto, della gabella della bilancia di Messina
le saline di Chiusicella e Chiusa grande in Trapani, ecc. ecc. Un
Giovanni e un Giacomo, padre e figlio, tennero la carica di stratigò di
Messina e nel 1396 ottennero anche per i loro discendenti di godere del
foro Spagnuolo; un Gilio fu senatore di Messina negli anni 1413-14, 1415-16, 1426-27; un Andrea tenne la stessa carica in detta città
nell’anno 1414-15 e fu secreto nell’anno 1441; un Alfonso fu senatore di
Messina negli anni 1454-55, 1457-58; un Pietro tenne la stessa carica in
detta città negli anni 1456-57 e 1466-67; un Giovanni Salvo fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1479-80, 1484-85 e 1486-87; un
Giovanni Andrea fu secreto di Messina e alla sua morte, con privilegio
dato a 24 ottobre 1483 esecutoriato a 20 marzo 1484, il detto ufficio
venne concesso a Giovanni Enrico Staiti; un Egidio, con privilegio dato
a 12 giugno esecutoriato a 31 ottobre 1501, ottenne concessione del
titolo di regio cavaliere; un Matteo fu senatore in Messina nell’anno
1520-21; un Andreotto tenne la stessa carica in detta città nel 1523-24
e un Francesco nel 1535-36; un Giacomo acquistò nel 1557 le saline di
Chiusicella e Chiusa Grande in Trapani e fu senatore in detta città
negli anni 1534-35, 1545-46, 1556-57; un Sebastiano fu senatore di
Messina nel 1357-58; un Antonino tenne la stessa carica in Trapani nel
1560-61 e, con privilegio dato a 12 dicembre 1564 esecutoriato a 31
marzo 1569, ottenne la concessione di una tonnara; un Andrea fu senatore
di Trapani nel 1564-65 e capitano di giustizia nel 1566-67; un Giacomo,
un Vito, un Francesco, un Vincenzo e una Margherita del fu Antonino, da
Trapani, con privilegio dato a 23 dicembre 1564 esecutoriato a 8 aprile
1566, ottennero la concessione del titolo di nobile col Don; un Federico
acquistò nel 1562 da Vincenzo Marullo la contea di Augusta e, a 21
settembre 1565, ottenne di poter essere trattato col titolo di conte di
Augusta; un Angelo minore, un Angelo di Pietro, un Giuseppe del fu
Angelo, un Mario del fu Vincenzo, un Vincenzo di Pietro sono iscritti
nella mastra nobile del Mollica; un Giuseppe fu capitano di giustizia di
Trapani negli anni 1594-95, 1608-9; un Pietro fu senatore di Messina nel
1606-7; un Filippo fu capitano di giustizia di Trapani nell’anno
1626-27; un Giuseppe fu senatore di Messina negli anni 1625-26, 1628-29,
1639-40, 1648-49; un Andrea tenne la stessa carica in detta città negli
anni 1631-32, 1635-36; un Bartolomeo fu capitano di giustizia di Trapani
negli anni 1641-42, 1645-46, 1667-68; un Carlo fu senatore di Messina
nel 1663-64; un Giuseppe, barone della Chiusa, fu capitano di giustizia
in Trapani nel 1672-73, un Filippo tenne la stessa carica in detta città
negli anni 1686-87, 1710-11, 1717-18; e tale carica tennero un Girolamo,
barone delle Chiuse, nel 1706-7; un Filippo di Bartolomeo nel 1709-10;
un Filippo Staiti e Burgio nel 1741-42; un Alessandro nel 1749-50; un
Giuseppe, barone delle Chiuse, nel 1752-53; un Bartolomeo Staiti e
Omodei nel 1756-57; un Girolamo, a 22 novembre 1762, ottenne investitura
delle saline di Chiusicella e Chiusa grande o delle Chiuse.
Illustrata da un Pietro, che fu giudice
pretoriano di Palermo nell’anno 1731-32, del tribunale del Concistoro nel
1744-45, ecc.
Arma: d’azzurro, al leone d’oro tenente
colle zampe una mazza dello stesso, accompagnato nel canton destro della
punta da un monte di tre cime d’oro, sormontato da un gallo dello stesso,
crestato di rosso.
Di questa famiglia notiamo un Riccardo
Staropoli di Sciacca, che a 1 giugno 1399, ottenne concessione del ponte o
diritti del ponte di detta città; un Pietro maestro segreto del regno, che,
come marito di Caterina Montemurro, possedette il feudo Melia, sul quale,
con privilegio dato a 17 maggio esecutoriato a 23 dicembre 1654, ottenne il
tiotlo di marchese; un Francesco, che, con privilegio dato a 17 maggio
esecutoriato a 3 dicembre 1654, ottenne il titolo di marchese di Bonfornello.
Di questa famiglia che godette nobiltà in
Piazza Armerina, notiamo un Pietro, che, a 27 settembre 1543, venne nominato
carceriere di Piazza Armerina e acquistò il feudo San Cono; un Giovanni
Francesco, che acquistò il feudo Spedalotto o Gatta e, con privilegio dato a
25 agosto esecutoriato a 19 novembre 1578, ottenne la concessione del titolo
di Don; un Raffaele (figlio del precedente) che, come figlio di Ippolita
Sortino, fu primo barone di Scibini e Bimisca in sua famiglia; un Francesco
o Giovanni Francesco (lo stesso del precedente?) che acquistò i feudi di San
Cosmano e Saccolino e forse egli stesso fu quel Francesco, barone di
Regiovanni, che acquistò nel 1588 la contea di Naso, il feudo chiamato
Fegogrande, il castello e la tonnara di Capo d’Orlando; un Vincenzo, barone
di Bimisca, che fu capitano di giustizia di Piazza negli anni 1697-98-99 e
che, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710 esecutoriato in Messina a
1 febbraio 1711, ottenne la concessione del titolo di principe di
Giardinelli; un Onofrio che fu proconservatore in detta città nel 1729; un
Pietro Maria, principe di Giardinelli, che fu capitano di giustizia di
Piazza negli anni 1740-41, 1745-46;
un Raffaele che fu giurato in detta città nel 1787-88;
un Pietro che, a 25 marzo 1798, ottenne investitura dei titoli di principe
di Giardinelli, barone di Pachino, Scibini, Bimisca e a 18 aprile 1805 del
feudo Mandranova
e che, per il suo matrimonio con Caterina Gallego e Naselli, acquistò alla
sua famiglia il diritto ai titoli di principe di Militello e marchese di
Sant’Agata; un Francesco Saverio (di Gaetano, di Pietro predetto), già
gentiluomo di camera di re Francesco II di Borbone, ecc., che è iscritto
nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili della regione
siciliana con i titoli di principe di Giardinelli, principe di Militello,
marchese di Sant’Agata, barone di Scibini e Bimisca, barone di Pachino,
signore di Mandronova; un Francesco Paolo, che fu maggiordomo di settimana
di re Ferdinando II di Borbone, cavaliere nell’ordine Costantiniano, ecc.;
un Antonio (figlio di Francesco Paolo e di Livia Statella, nato in Palermo a
8 aprile 1839, che fu sindaco di Palermo nel 1866, prefetto della provincia
di Palermo nel 1867, ministro dell’Interno, più volte presidente del
consiglio dei ministri, gran croce degli ordini dei SS. Maurizio e Lazzaro e
della Corona d’Italia e cavaliere dell’ordine supremo della Santissima
Annunziata e, che, con regie lettere patenti del 14 febbraio 1897 ottenne
conferma del titolo di marchese di Rudinì; un Raffaele che fu
sopraintendente direttore dell’Archivio di Stato di Palermo, autore di
parecchi pregiati lavori storici, ecc. padre di Giuseppe, che, con decreto
ministeriale del 22 agosto 1899, ottenne riconoscimento dei titoli di barone
di Ralbiato (maschi da maschi) e nobile dei principi di Giardinelli.
Si vuole che sia originaria di Francia,
dello stesso stipite dei duchi di Borgogna e che sia stata portata in
Sicilia da un Accursio il cui figlio Enrico, si dice possedette le
baronie di Castania, di Limina, e le terre di Randazzo, Francavilla e
Castiglione, come marito di Costanza D’Aragona, figlia dell’infante
Giovanni. Godette nobiltà in Palermo, Catania, Messina, Siracusa, ecc.;
possedette i principati di Cassaro, Sabuci, Villadorata; il marchesato
di Spaccaforno; le baronie di Bambina, Casalotto e Sannt’Andrea, Bruca e
Crisciunà, Callura e Lamia, Colla soprana e sottana, Melinventre,
Monastero, Mongiolino, Placabajana,
Roccella,
Serravalle,
Spaccaforno,
Tamburello,
ecc. ecc. Un Arrigo fu strategoto di Messina nell’anno 1435-36; un
Francesco, barone della Roccella, fu cameriere maggiore di re Giovanni
nel 1466, gran siniscalco del regno, capitan d’armi, e castellano del
castello Ursino di Catania;
un Gilotta fu senatore di Catania nell’anno 1480-81; un Ercole fu
capitano di giustizia in detta città nel 1473-74; un Giovanni, barone di
Mongiolino, fu patrizio di Catania negli anni 1492-93, 1509-10, 1516-17,
e capitano di giustizia negli anni 1501-2 e 1521-22; un Francesco, di
Ercole, fu gran siniscalco del regno, castellano del castello Ursino di
Catania nel 1519 e senatore di detta città negli anni 1508-9, 1511-12;
un Giacomo fu capitano di giustizia di Catania nel 1527; un Antonio
tenne la stessa carica in detta città negli anni 1540-41, 1551-52; un
Scipione fu giurato di Siracusa negli anni 1543-44, 1546-47; un Antonio
fu pretore di Palermo negli anni 1554-55-56; un Francesco fu capitano di
giustizia di Catania nel 1560-61; un Blasco fu patrizio in detta città
nel 1561-62 e capitano di giustizia nel 1573-74; un Nicolò tenne la
stessa carica in detta città nel 1566-67; un Francesco Statella e
Caruso, con privilegio dato a 19 luglio 1598 esecutoriato a 11 gennaio
1599, ottenne concessione del titolo di marchese di Spaccaforno e fu
iscritto nella mastra nobile del Mollica (Lista XX, anno 1606); un
Tiburzio fu giurato di Siracusa negli anni 1596-97, 1642-43, 1645-46; un
Raimondo fu capitano di giustizia di Catania nel 1620-21; un Antonio fu
giurato di Siracusa negli anni 1621-22 e 1647-48; un Giuseppe, barone di
Melinventre, fu senatore di Catania negli anni 1631-32 e 1649-50; un
Pietro fu giurato di Siracusa negli anni 1637-38, 1644-45; un Antonio,
marchese di Spaccaforno, fu pretore di Palermo negli anni 1642-43-44; un
Lucio fu giurato di Siracusa negli anni 1659-60, 1663-64, 1667-68; un
Nicolò tenne la stessa carica in detta città nel 1660-61; un Carlo fu
giurato di Siracusa negli anni 1695-96, 1698-99; un Enrico fu senatore
di Catania negli anni 1698-99, 1700-701, 1708-9, ed è notato nella
mastra nobile di detta città del 16 gennaio 1696 tra i regi cavalieri;
un Francesco Statella e Rau, marchese di Spaccaforno, fu deputato del
regno, capitano di giustizia in Palermo nel 1702; un Tiburzio fu giurato
di Siracusa negli anni 1737-38, 1755-56; un Giuseppe Statella e Paternò
fu senatore di Catania negli anni 1752-53, 1757-58; un Francesco Saverio
Statella e Gaetani, principe di Sabuci, marchese di Spaccaforno fu
gentiluomo di camera di Carlo re di Spagna, cavaliere del San Gennaro e
dell’ordine di Malta, maresciallo di campo e grande di Spagna come
marchese di Spaccaforno nel 1765; un Francesco Statella e Napoli,
principe di Cassaro, ecc. fu senatore di Palermo nell’anno 1788-89,
capitano di giustizia della stessa città nel 1790-91, pretore negli anni
1794-95-96, cavaliere del San Gennaro e di San Ferdinando, capitano
generale del regno di Napoli e nel 1799, consigliere di Stato nel 1801,
ecc.; un Antonio Statella e Naselli, principe di Cassaro, ecc.
consigliere di Stato nel 1801, ecc.; un Antonio Statella e Naselli,
principe di Cassaro, ecc. fu ambasciatore presso le corti di Torino, di
Spagna e di Vienna, cavaliere del San Gennaro, dell’ordine supremo della
SS. Annunziata, del Toson d’oro, di Carlo III, ecc. ecc., gentiluomo di
camera, ministro degli affari esteri in Napoli nel 1840, ecc. ecc.; un
Francesco Statella e Moncada, principe di Cassaro, ecc. fu gentiluomo di
camera di re Ferdinando II di Borbone, consultore di Stato, cavaliere
del San Gennaro, ecc.; un Cesare (fratello del precedente), ottenne a 17
aprile 1843 attestato di nobiltà dal senato di Palermo; un Pietro
Statella e Moncada, per la morte senza figli dei suoi fratelli Francesco
e Cesare, fu principe di Cassaro, principe di Sabuci, marchese di
Spaccaforno, barone di Bambina, Casalotto e Sant’Andrea, barone di
Mongiolino, barone di Monastero grande di Spagna ed ebbe unica figlia
Stefania Statella e Fardella moglie al principe Giuseppe Borghese e de
La Rochefoucauld.
Arma: inquartato: nel 1° e 4° d’oro,
all’alabarda d’argento, manicata di nero; nel 2° e 3° di rosso, al
castello d’oro.
Alias:
inquartato: nel 1° e 4° d’oro, al castello al naturale; nel 2° e 3° di
rosso, all’alabarda d’argento, manicata di nero.
Di questa famiglia che godette nobiltà
in Troina, notiamo un dottor Giovanni Antonio proconservatore di detta
città nel 1680; un Paolo capitano di giustizia in detta città nel
1740-41 e proconservatore nel 1745, 1758; un Antonino capitano di
giustizia nel 1762-63 e proconservatore negli anni 1769, 1793; un
Gaetano capitano di giustizia nel 1773-74; un Angelo proconservatore
negli anni 1797, 1804; un Silvestre, che acquistò il titolo di marchese
di Bonfornello, di cui ottenne investitura a 26 febbraio 1782; un
Silvestre Stazzone e Nicastro, che tenne la carica di capitano di
giustizia in Troina nel 1793-94; un Paolo, marchese di Bonfornello, che
fu giudice della Gran Corte Criminale del Regno nel 1810, ecc.
Arma: partito: nel primo di ..... a tre
rose (?) due e una, che sormontano un giglio di ......; nel secondo di
........ alla fascia di ....... accompagnata da tre stelle [8] due e una
di .....
Alias:
partito: nel primo di ...... a due rose di ...... ordinate in palo; nel
secondo di ...... al giglio di ......... sormontato da una stella di
.......
Di questa famiglia, che possedette il
ducato di San Lorenzo; le baronie di Cutulia,
San Giovanni, San Lorenzo, Spinagallo, Ricalcaccia, ecc. e che godette
nobiltà in Messina dal secolo XV al XVIII, in Scicli, ecc., notiamo un
Girolamo che fu giudice straticoziale di Messina nel 1650-51 e della Gran
Corte Criminale del Regno nel 1652-53; un Guglielmo di Stefano e Palermo,
che, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710 esecutoriato in Messina a
15 gennaio 1711, ottenne concessione del titolo di duca di San Lorenzo
e, per la moglie Eleonora Paternò, fu barone di Ricalcaccia e Spinagallo; un
Carlo Luigi (figlio del precedente) duca di san Lorenzo, fu regio cavaliere
per lettere osservatoriali del 7 dicembre 1726 e fu proconservatore in
Scicli nell’anno 1734; un Giuseppe senatore di Messina nel 1737-38; un
Antonino, che acquistò nel 1787 il feudo San Lorenzo; un Antonino Federico
Di Stefano (nipote del precedente) che a 1 agosto 1797, ottenne investitura
del feudo San Giovanni e a 16 giugno 1808 del feudo San Lorenzo.
Arma: d’azzurro, al castello d’oro
torricellato di due pezzi, aperto e finestrato del campo, sormontato da una
cometa d’oro, ondeggiante in palo.
Alias:
d’argento, alla fascia d’azzurro, accompagnata da quattro stelle, ordinate
in fascia nel capo e nella punta da una corona, il tutto dello stesso.
Vanta di essere originaria di Spagna, dove
si vuole che abbia goduto nobiltà in Barcellona, donde passò in Sicilia ai
tempi di Federico lo Svevo. Possedette la ducea di Mirto o Castel di Mirto;
i marchesati di Gran Montagna, Monterosato e Scaletta; le baronie di Bonagia,
della gabella del pelo e merca di Palermo, di Santa Maria dell’Annunziata,
ecc. Un Pietro, dottore in leggi, fu giudice civile, criminale, delle
appellazioni, e della regia secrezia di Trapani, e, con privilegio dato a 18
febbraio 1622, ottenne per sè e suoi concessione del titolo di Don; un
Girolamo, con lettere patrimoniali del 21 giugno 1621, ottenne infeudazione
della tenuta di Santa Maria dell’Annunziata; un Antonino, con privilegio
dato a 29 novembre 1638, ottenne il titolo di barone della tonnara di
Bonagia; un Paolo, da Vizzini, con privilegio dato a 8 febbraio 1647,
ottenne concessione del titolo di barone di Cerere;
un Girolamo fu capitano di giustizia di Catania negli anni 1653-54-55-56; un
Antonino Stella e Toledo, barone dell’Annunziata, fu capitano di giustizia
in detta città nel 1668-69, e, a 13 agosto 1677, ottenne conferma della
compra del titolo di marchese di Poggiogregorio, che ottenne di commutare in
quello di marchese di Monterosato; un Pietro Stella e Marino, barone di
Bonagia, acquistò il titolo di marchese di Gran Montagna, di cui ottenne
investitura a otto aprile 1679; un Antonino fu proconservatore in Siracusa
nel 1694; un Girolamo, marchese di Monterosato è notato nella mastra nobile
di Catania del 16 gennaio 1696 tra i feudatarii e regi cavalieri; un
Cristofaro fu senatore di Catania nel 1701-2; un Antonino Stella e Giglio,
marchese di Gran Montagna, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel
1709-10, deputato del regno nel 1723, acquistò la baronia della salina di
San Todaro e, come marito di Orietta Boccadifuoco, ottenne a 8 febbraio 1745
investitura del titolo di marchese della Scaletta; un Giuseppe Stella e
Giglio dei marchesi di Gran Montagna fu vescovo di Mazzara nel 1742; un
Pietro Stella e Boccadifuoco, marchese della Scaletta, con real biglietto
dato in Napoli a 23 aprile 1746 esecutoriato in Palermo a 9 giugno 1747,
ottenne concessione del titolo di duca, che il figlio suo Antonino Stella e
Valguarnera (senatore di Palermo negli anni 1790-91-92) impose sul Castello
di Mirto a 8 agosto 1749, ottenendone investitura con tale predicato il
giorno undici dello stesso mese. Con decreto ministeriale del 20 febbraio
1890 il signor Giuseppe Stella (di Mario Concetto, di Prospero), ottenne
riconoscimento del titolo di barone di Bonagia.
Arma: d’azzurro, a tre pianticelle di grano
ordinate in fascia, sormontate da una stella [6] il tutto d’oro.
Godette nobiltà in Messina. Nella
mastra nobile di detta città del 1798-1807 troviamo notato un Giovanni
Stellati di Michelangelo.
Arma: d’azzurro, alla stella d’argento
nel capo e una torre d’oro merlata di tre pezzi, sinistrata da un albero
al naturale fondati sopra un terreno dello stesso; il tutto diviso da
una fascia in divisa di verde.
Si vuole che sia originaria di Francia,
portata in Italia ai tempi di Carlo d’Angiò e illustrata da un
Guglielmo, che tenne la carica di vicerè in Sicilia nel 1270.
Arma: d’argento, al leone di nero, ed
una banda di rosso, attraversante sul tutto.