Di questa famiglia notiamo un Giulio,
che fu proconservatore in Petralia Soprana nel 1720; un Francesco, che,
con privilegio dato a 4 settembre 1760, ottenne la concessione del
titolo di barone di Lo Monaco; un Giuseppe Antonio, che, con privilegio
dato a 9 novembre 1765, ottenne la concessione del titolo di barone
della Celsa; un Francesco, che fu capitano di cavalleria nella milizia
urbana di Petralia nell’anno 1790, nel quale anno un barone Matteo
teneva pure la stessa carica. Con decreto ministeriale del 20 maggio
1899 il signor Giuseppe Emmanuele Sgadari, di Pietro Antonio, di
Giuseppe Emmanuele, ottenne riconoscimento del titolo di barone di Lo
Monaco.
Arma: d’azzurro, alla fontana
d’argento, fondata sulla pianura erbosa, al naturale; adestrata da un
leoncino d’oro, rivoltato, sormontato a destra da un sole d’oro, a
sinistra da un braccio armato, colla spada alta d’argento, movente
dall’angolo sinistro del capo.
Il Galluppi dice che questa famiglia
godette di nobiltà in Messina nel secolo XVI, infatti un fra Girolamo è
iscritto nella mastra nobile del Mollica (lista XVII, anno 1603). Noi la
troviamo pure in Siracusa tra le famiglie popolari nel secolo XVII e
indi tra le nobili in persona di un Lorenzo, che tenne la carica di
giurato nobile in detta città negli anni 1730-31, 1732-33.
Arma: d’azzurro, alla sibilla al
naturale sostenuta da un terreno di verde, guardante l’ombra del sole
d’oro, orizzontale a destra.
Un Ambrosino possedette il feudo
Sicaminò, nel quale gli succedette il figlio Gerardo, investito a 17
marzo 1416, che possedette pure i tenimenti di terra Campana e Billitti.
Notiamo di questa famiglia un Michelangelo,
che fu procon-servatore in Calatafimi nel 1592; un Vito, che fu giudice
pretoriano di Palermo negli anni 1593-94 e 1596-97, avvocato fiscale del
real Patrimonio, deputato del Regno nel 1600, maestro razionale, presidente
del tribunale del Concistoro nel 1620, primo possessore del feudo di
Cartipoli nel quale fondò la terra di Vita; un Giuseppe Sicomo e Crapanzano,
che, con privilegio dato a 15 novembre 1647, ottenne la concessione del
titolo di barone di San Vito; un Antonio Sicomo e Romano, che, in detto
giorno, ottenne il titolo di barone della Rena e fu capitano di giustizia in
Mazzara nell’anno 1694-95 e prefetto nell’anno 1695-96.
Arma: d’oro, all’albero di pino sradicato
al naturale, accompagnato da un sole di rosso, orizzontale a destra.
Pretende di essere una diramazione
dell’illustre famiglia Pepoli di Bologna. Godette nobiltà in Sicilia e
specialmente in Trapani sin dal secolo XIV, e pare che abbia aggiunto,
soltanto verso la fine del secolo XVI, il cognome Pepoli a quello di Sieri o
Sigerio, portato fino allora. Possedette i feudi Canetici, Medura, Culcasi o
Mangiadaini, Mihilcarari, Michilxemi, Rabici, Saccolino, la salina di San
Teodoro, Sanagia, ecc. ecc. Un Riccardo fu capitano di giustizia di Trapani
nel 1403; un Filippo fu giurato in detta città nel 1403; un Francesco, regio
cavaliere, fu capitano di giustizia di Trapani negli anni 1415-16, 1421-22,
1436-37; un Giacomo fu senatore in detta città negli anni 1421-22, 1426-27;
un Nicolò fu capitano di giustizia della stessa città negli anni 1460-61,
1467-68 e senatore negli anni 1462-63, 1475-76 e 1480-81; un Francesco
tenne quest’ultima carica negli anni 1476-77, 1493-94 e fu capitano di
giustizia nell’anno 1487-88; un Andrea fu senatore di Trapani nel 1477-78 e
capitano di giustizia nel 1484-85; un Giovanni, a primo luglio 1497, venne
nominato credenziere dell’ufficio di carne, pane e vino e portulanotto di
Trapani; un Giacomo fu capitano di giustizia in detta città negli anni
1483-84, 1502-3; un Giacomo Antonio, barone di Mangiadaini, fu senatore di
Trapani negli anni 1543-44, 1560-61; un Pietro Sieri et Pepuli a 2 giugno
1572 venne nominato vice portulano del caricatore e porto di Trapani; un
Francesco, barone di Fiumegrande, fu senatore in detta città negli anni
1572-73, 1579-80 e 1584-85; un Romeo tenne la stessa carica negli anni
1592-93, 1605-6, 1611-12, 1623-24, 1627-28 e fu capitano di giustizia negli
anni 1602-603, 1621-22; un Maziotta tenne la stessa carica in detta città
negli anni 1603-604, 1611-12, 1617-18; un Franceso, barone di Rabici, fu
capitano di giustizia di Trapani nell’anno 1640-41; e tale carica tennero un
Vincenzo nell’anno 1643-44; un Giacomo, barone di Rabici, negli anni
1657-58, 1679-80; un Marcello nell’anno 1676-77; un Giuseppe, un Pietro
furono cavalieri dell’ordine di Malta nel principio del secolo XVIII; un
Pietro, barone di Rabici, (lo stesso del precedente?) fu capitano di
giustizia di Trapani negli anni 1726-27, 1737-38, 1739-40, 1755-56; un
Francesco Sieripepoli e Burgio, barone di San Teodoro, fu senatore di
Trapani negli anni 1742-43, 1745-46, 1751-52; un Michele e un Ruggiero
Sieripepoli e Burgio tennero la stessa carica in detta città nell’anno
1746-47; un Giuseppe Sieripepoli e Nobile, cavaliere dell’ordine di Malta, a
2 aprile 1763, ottenne investitura di Rabici; una Maria Sigismonda
Sieripepoli e Notarbartolo, baronessa di Culcasi e Mangiadaini e di Canetici
e Fiumegrande, fu dama dell’ordine di Malta e portò nell’anno 1761 i detti
feudi in casa Ventimiglia per il matrimonio da lei contratto con Carlo
Antonio Ventimiglia principe di Grammonte; un Antonio Mazziotta Sieripepoli,
a 14 aprile 1796, ottenne investitura del titolo di barone della Salina di
San Teodoro; un Stanislao, nato in Trapani il 12 aprile 1836, colonnello di
fanteria nella riserva del regio esercito, porta oggi il titolo di barone di
Rabici.
Arma: scaccheggiato, d’argento e di nero di
sei fila.
Cimiero:
una scimmia coronata d’oro, posta di fronte, tenente con le zampe e con la
bocca una spada d’argento, manicata d’oro, posta in fascia.
Godette nobiltà in Messina. Nella
mastra nobile di detta città dell’anno 1798-1807 troviamo annotati un
Antonino del fu Felice e un Luigi del fu Antonino.
Arma: d’azzurro, alla colonna d’argento
coronata d’oro, trattenuta da due leoni contra-rampanti dello stesso.
Si vuole originaria dalla Spagna; godette
nobiltà in Messina. Nella mastra nobile del Mollica troviamo annotati un
Francesco, un Nicolò, e un Giovan Simone.
Arma: d’azzurro, alla croce d’oro,
cantonata da quattro corone dello stesso.
Godette nobiltà in Messina, Polizzi, ecc.;
possedette la salina del territorio del Pantano Grande del Faro di Messina,
la rendita di onze 10 annue sulla dogana del mare della secrezia di Messina,
il feudo Gattaino e Foresta Vecchia, ecc. Un Rainero fu castellano di
Matagrifone nel 1422; un Pietro fu ambasciatore di Messina a re Alfonso nel
1450; un Antonino fu castellano di Matagrifone nel 1486; un Francesco fu
senatore in Messina negli anni 1523-24 , 1531-32, 1541-52; un Giovanni
Antonio del fu Giovan Francesco e un Vincenzo sono annotati nella mastra
nobile del Mollica; un Raimondo fu proconservatore in Nicosia nel 1602; un
Bartolomeo tenne la stessa carica in Polizzi nel 1752; un Mario fu senatore
nobile in detta città nell’anno 1812-13.
Arma: d’azzurro, alla sbarra doro,
accompagnata in capo da un leone al naturale rivoltato e coronato d’oro,
tenente un giglio dello stesso colla branca anteriore sinistra.
Pare che sia originaria da Aragona. Un
Federico, milite, da Lentini è notato dal Muscia come possessore, sotto
re Federico, dei feudi di Montepellegrino ed altri; un Mazziotta
possedette il feudo Larunch, che perdette per essersi ribellato ai
Martini; un Simone fu senatore di Catania negli anni 1425-26, 1428-29,
1438-39, e a 18 dicembre 1453 ottenne conferma del feudo Armicci; un
Enrico, figlio di Simone, ottenne conferma dei feudi Sigona e
Montepellegrino, già posseduti dai suoi antenati, nell’anno 1453; un
Antonio, barone di Montepellegrino, fu senatore di Catania nel 1531-32;
un Giovan Simone tenne la stessa carica in detta città nell’anno
1557-58; un Sebastiano a 7 settembre 1547 e a 23 gennaio 1557 ottenne
investitura di Metà del Pantano di Lentini; un Antonio fu capitano di
giustizia in Catania nel 1606-7; un Silvestro la carica di senatore di
detta città negli anni 1617-18, 1623-24, 1627-28; un Teodoro la tenne
nel 1645-46; un Antonio negli anni 1659-60, 1664-65, 1671-72, 1675-76 e
fu patrizio nel 1669-70; un Antonino Maria fu capitano di giustizia di
Lentini negli anni 1743-44, 1746-47, 1748-49, 1753-54 e patrizio negli
anni 1744-45, 1747-48, 1749-50; un Federico fu acatapano nobile di
Catania nell’anno 1775-76 e senatore nel 1799-800; un Antonino Sigona e
Caldarera fu maestro notaro nobile del senato di Catania nell’anno
1794-95; un Giuseppe fu senatore nobile in Lentini nel 1806-7 e capitano
di giustizia nel 1808-9. Con decreto ministeriale del 3 maggio 1900 il
signor Antonino Sigona (di Federico, di Antonino), ottenne
riconoscimento dei titoli (già di casa Tedeschi) di barone di Villarmosa
e barone di Castel d’Oscina.
Arma: d’oro, al palmizio di verde,
sostenuto da due leoncini di rosso affrontati.
Illustrata da un Girolamo, che fu
giudice pretoriano di Palermo nel 1715-16, giudice del concistoro negli
anni 1725-26-27 e della gran corte civile nel 1735-36.