Nobile famiglia di Trapani . Un
Michele, con privilegio del 15 giugno 1413, ottenne la concessione del
feudo di Balati o Rifalsafi che refutò al figlio Giaimo il quale fu
capitano di giustizia in Trapani nel 1427-28; un Giovan Filippo, con
privilegio del 29 gennaio esecutoriato a 29 marzo 1593, ottenne la
carica di razionale ordinario del tribunale del Real Patrimonio.
Arma: d’azzurro, alla rovere d’oro,
sradicata, i rami decussati e ridecussati.
Si vuole che sia originaria d’Istria,
che abbia assunto il cognome da un castello chiamato Rovigno e che abbia
goduto nobiltà in Liguria, donde si crede sia passata in Sicilia. Qui il
Mugnos vuole che abbia posseduto, tra l’altro, la baronia di Pietralonga;
noi però non abbiamo trovato su detta famiglia alcun documento.
Arma: d’oro, a tre fasce di rosso
accompagnate da un albero di rovere al naturale, piantato sopra un monte
di tre cime di rosso movente dalla punta, e dallo scaglione d’argento
caricato da cinque alberetti sradicati di verde, soprastante sul tutto.
Un Francesco, tribunus
militum, servì Carlo V in Italia, Francia ed Africa e morì pugnando
da prode presso il castello di Ingotistadis (?); un Giovanni fu
segretario del Sant’Uffizio e senatore in Palemro negli anni 1621-22,
1629-30; un Giuseppe fu capitano di giustizia in Calascibetta nel
1645-46.
Godette nobiltà in Messina. Un Salvo fu
giudice delle appellazioni in detta città negli anni 1535-36, 1538-39,
1545-46, giudice straticoziale negli anni 1536-37, 1547-48, 1557-58 e
del tribunale della Gran Corte nel 1549-50; un messer Giovan Filippo fu
annotato nella mastra nobile del Mollica; un Annibale fu giudice delle
appellazioni nell’anno 1650-51 e giudice straticoziale nel 1651-52.
La si vuole d’origine Francese. Un Giacomo,
come marito di Lucrezia Lavaggi, possedette, nella prima metà del secolo
XVII, la rendita di onze 37 annue sulla secrezia di Palermo in feudo e fu
inoltre barone di San Bartolomeo; un Agostino acquistò la salina di Perollo,
ecc.
Arma: d’oro, al braccio armato, movente dal
fianco sinistro dello scudo, impugnante una picca a due rami di verde,
sormontata da un rubino.
Si vuole che sia originaria di Roma;
godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII e in Siracusa. Vanta un
Ruggero, cancelliere della regina Bianca di Navarra, e primo possessore
della baiulazione di Siracusa, del feudo Camemi e della tonnara di
Capopassero o Pachino. Un Giuliano, da Palermo, a 24 maggio 1400, ottenne
concessione dell’ufficio comiti o cerrutu? di Palermo; un
Enrico fu senatore in Siracusa negli anni 1433-34, 1437-38; un altro Enrico
fu capitano di giustizia in detta città negli anni 1475-76-77; un Giovanni,
barone di Camemi, tenne la stessa carica in detta città negli anni 1519-20,
1526-27 e quella di senatore negli anni 1523-24, 1527-28; un Girolamo fu
giurato in Siracusa negli anni 1551-52, 1555-56, 1558-59; un Artale tenne la
stessa carica in detta città nell’anno 1553-54; un Lidonio (?) fu
proconservatore in Pettineo nell’anno 1590; un Girolamo Ruffino e Costa, a
22 aprile 1792, ottenne il titolo di barone di Camemi.
Arma: di rosso, al leone d’oro, tenente con
le zampe anteriori tre rami di palma dello stesso.
Antichissima famiglia che vanta di aver
signoreggiato, sin dal tempo dei Normanni, da sovrana in Calabria. Vestì
l’abito di Malta sin dal 1414; fu insignita del grandato di Spagna, degli
ordini del Toson d’oro, del San Gennaro, ecc.; godette nobiltà in Napoli nei
seggi di Porto (1690) e di Capuano (1703), in Cosenza, Messina, Salerno,
ecc. Possedette un gran numero di feudi e di titoli nelle Calabrie, come i
principati di Altavilla, Castel Cicala, Motta San Giovanni, Sant’Antimo,
Scilla, Schillace, ecc.; le ducee di Bagnara, Baranello, Guardia Lombarda,
Santa Cristina, ecc.; i marchesati di Cotrone, Monferrante, Pentidattilo,
ecc.; le contee di Alice, Altomonte, Catanzaro, Corigliano, Gerace, Nicotera,
Ruvo Sinopoli, ecc. ecc. Non è possibile, per l’economia del lavoro, dire di
questa famiglia quanto sarebbe necessario; dobbiamo quindi accontentarci di
accennare brevemente ai rami che hanno goduto nobiltà in Sicilia, dove
questa famiglia possedette i principati di Foresta, Palazzolo, Scaletta; il
marchesato di Licodia; la viscontea di Francavilla; le baronie di San
Basile, Bombiscuro, Cellaro, Guidomandri, Rabione, ecc. ecc. Un Pietro, per
la moglie Agata Balsamo, fu visconte di Francavilla; un Vincenzo Ruffo e
Santapau fu, in sua famiglia, primo principe di Palazzolo, marchese di
Licodia con i feudi Alia, Giusto, Mangaliviti, Raulesi, ecc. ; un Carlo,
barone di Bagnara e un Paolo del fu Giovanni sono annotati nella mastra
nobile del Mollica; un Antonio Ruffo e Spatafora, figlio di Carlo duca della
Bagnara, fu primo principe della Scaletta e barone di Guidomandri in sua
famiglia, acquistò la città di Nicosia nel 1650, fu senatore in Messina nel
1660-61 e, per la moglie Alfonsina Goto, possedette il feudo Foresta; un
Fabrizio fu generale della squadra gerosolimitana nel 1662; un Placido Ruffo
e Goto principe della Scaletta, con privilegio dato a 22 agosto esecutoriato
a 10 ottobre 1670, ottenne il titolo di principe della Foresta; un Antonino
Ruffo e La Rocca, principe della Scaletta, ecc. fu gentiluomo di camera di
Vittorio Amedeo e poi di Carlo III; un Calogero Ruffo e Colonna, principe
della Scaletta, nel 1740 fu gentiluomo di camera di Carlo III; un Giovanni
Ruffo e La Rocca, principe della Scaletta, fu senatore in Messina negli anni
1718-19, 1721-22, 1729-30, 1754-55; un Antonio Ruffo e Migliorino, principe
della Scaletta, gentiluomo di camera di re Carlo III, fu senatore in Messina
negli anni 1757-58, 1762, 1766 e 1773, governatore degli azzurri nel 1763,
1767, cavaliere del san Gennaro, ecc.; un Giovanni Ruffo e Villadicani,
principe della Scaletta, gentiluomo di camera, cavaliere costantiniano,
cavaliere di Malta, cavaliere del San Gennaro, fu senatore in Messina nel
1790 e sopraintendente del porto franco di detta città nel 1801; un
Calogero, principe della Foresta, fu senatore in Messina nel 1788-89; un
Girolamo controllore della Real Casa, con privilegio del 12 maggio
esecutoriato a 15 maggio 1815, ottenne il titolo di marchese, fu cavaliere
del San Gennaro, gentiluomo di camera, ecc.; un Alvaro cavaliere di Malta
dei principi della Scaletta, con real decreto del 6 novembre 1815, ottenne
concessione del titolo di principe; un Francesco Ruffo di Scaletta, con real
decreto del 19 gennaio 1854, ottenne concessione del titolo di marchese. Con
real decreto del 25 ottobre 1881 il signor Salvatore Ruffo di Calabria, di
Francesco Paolo, di Fulco Antonino, ottenne rinnovazione del titolo di
principe di Palazzolo e con decreto dello stesso giorno venne rinnovato il
titolo di marchese di Licodia in persona del signor Francesco Paolo Ruffo di
Calabria, di Fulco Antonino. I due rami di principe della Scaletta e
principe della Foresta sono rappresentati, il primo, dal signor Antonio
Ruffo e Wrbna, di Vincenzo, di Antonio, riconosciuto con decreto
ministeriale del 15 giugno 1898 nei titoli di principe della Scaletta,
principe Ruffo, signore di Guidomandri, nobile e, con decreto ministeriale
del 22 giugno 1900, nel titolo di barone di Monaco, Lupponaro, San Giorgio,
Cucco, Randè o Cordonetto (Lentini) di San Basilio, Cucco, Castellana e del
Fegotto; ed il secondo dal signor Calogero Ruffo, di Giuseppe, di Calogero,
iscritto nello elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate
della regione siciliana con il titolo di principe della Foresta.
Arma: troncato: inchiavato d’argento e di
nero (ramo di Scaletta); troncato: inchiavato d’argento e di nero, a tre
conchiglie di rosso ordinate nel primo (ramo Ruffo di Calabria).
Si vuole originaria di Spagna; godette
nobiltà in Messina e in Palermo. Un Pietro fu giudice straticoziale in
Messina nell’anno 1579-80 e del tribunale della Gran Corte del Regno
negli anni 1583-84-85.
Arma: d’argento, a tre viole al
naturale, stelate e fogliate di verde.
Originaria di Barcellona. Un Michele a
15 giugno 1413 ottenne concessione dei feudi Condoverno, Balata e
Rifalsafi; un Antonio a 15 settembre 1479 ottenne investitura del feudo
Cuddia; un Giaimo a 30 gennaio 1489 ottenne investitura di tutti i detti
feudi.