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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Riso a Rois
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Riso (de).
Il Galluppi la vuole nobile in Messina nel secolo XIII e nota un Nicolò
giudice in detta città nel 1255. Noi troviamo un Gaspare, da Lentini,
che, con privilegio del 27 maggio 1532, ottenne il titolo di regio
cavaliere.
Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata nel capo da una stella
e nella punta da due gigli, il tutto dello stesso.
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Risolmino
o
Resolmino
(vedi).
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Rivarola.
Si vuole originaria dalla Liguria, nota sin dai primi anni del secolo XI.
Vanta il possesso del castello di Rivarolo nel parmense (castello da cui
prese il nome) e la concessione del titolo di nobile del Sacro Romano
Impero fatta
nel 1496 dall’imperatore Massimiliano ai fratelli Gregorio e Uberto
Rivarola. Venne portata in Sicilia, sulla fine del secolo XVI, dai
fratelli Agostino e Pietro Rivarola, nobili genovesi. Pietro acquistò i
feudi Canalotto superiore ed inferiore, Carisia, Rafforosso, Castelluzzo
superiore ed inferiore, ecc. che trasmise al nipote Angelo Maria, il
quale fu senatore in Palermo negli anni 1609-10, 1612-13, governatore
della Tavola nel 1614-15, protonotaro del Regno e con privilegio dato a
12 dicembre 1613 esecutoriato a 28 febbraio 1614, ottenne per sè e suoi
il titolo di Don; un Gaspare fu primo principe di Roccella in sua
famiglia per successione a casa La Grutta e fu governatore del Monte di
Pietà in Palermo nel 1748 e 1751; un Francesco Rivarola e Vanni, figlio
del precedente, a 11 ottobre 1764 ottenne investitura del titolo di
principe di Roccella; un Giuseppe Rivarola e Vanni, fratello del
precedente, fu parroco in San Nicolò l’Albergheria nel 1774, e vicario
generale dell’arcivescovo di Palermo; un Gaspare Rivarola e Termine, di
Francesco, principe di Roccella, a 14 gennao 1822 ottenne attestato di
nobiltà dal senato di Palermo.
Arma: d’azzurro al leone d’oro; ed il capo d’oro caricato da un’aquila
spiegata coronata di nero.
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Rivera
o
Ribera.
Si vuole originaria di Spagna e dello stesso stipite dei duchi di Alcalà,
di cui quel Ferdinando, duca di Alcalà, che fu vicerè in Sicilia dal
1632 al 1635. Godette nobiltà in Messina, Palermo, Trapani, ecc.. Un
Luca fu senatore in Palermo nel 1530-31; un Giovan Battista è annotato
nella mastra nobile del Mollica; un Martino fu capitano di giustizia in
Trapani nel 1610-11; un dottor Girolamo, con privilegio del 16 maggio
1638, ottenne il titolo di barone di Santa Maria la Cava e, con
privilegio del 16 luglio dello stesso anno, quello di barone di
Montagnarussa; un Mattia, con privilegio del 16 luglio 1638, ottenne il
titolo di barone di San Paolino; un capitano Diego fu castellano in
Termini nel 1660.
Arma: partito: nel 1° di rosso, a tre fasce d’oro; nel 2° d’azzurro al
leone rosso.
Alias:
d’oro, a tre fasce di verde.
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Rizzari.
Antica famiglia, che godette nobiltà in Catania, Caltagirone, ecc. Un
Filippo, sotto Federico III, fu abbate di Santa Maria di Licodia e San
Nicolò da Arena; un Pietro fu senatore di Catania negli anni 1413-14,
1415-16, 1419-20, ecc. e capitano di giustizia nel 1417-18; un Luigi
tenne quest’ultima carica nel 1415-16 e quella di patrizio nel 1429-30;
un Guglielmo fu patrizio in Catania nel 1426-27; un Goffredo, milite,
dottore in leggi, maestro razionale e giudice della gran corte dei
conti, possedette il feudo Bibino del quale ottenne conferma a 14
febbraio 1446, le terre della Chiesa e di Volta della Monaca, delle
quali ottenne conferma a 10 settembre 1449; un Pietro fu capitano di
giustizia in Caltagirone nel 1465-66; un Giovanni fu capitano di
giustizia in Catania negli anni 1492-93, 1496-97; un Pietro, da Catania
per la moglie Giovannella de Quadro, possedette i feudi Frascino e
Briemi nel 1495; un Vito fu giudice capitaniale in Catania nel 1501; un
Giovanni Benedetto fu giurato in Caltagirone negli anni 1527-28,
1534-35; un Giacomo tenne la stessa carica in detta città negli anni
1561-62, 1569-70; un Pietro fu giudice del tribunale della Gran Corte
del Regno negli anni 1571-72-73; 1579-80-81; un Vito fu patrizio in
Caltagirone nel 1610-11; un Alessandro fu patrizio in Catania negli anni
1617-18, 1621-22; un Luigi fu senatore in Caltagirone negli anni
1640-41, 1645-46 e patrizio nel 1649-50; un Francesco, con privilegio
del 22 maggio 1640, ottenne il titolo di barone di San Paolo, fu
capitano di giustizia in Catania negli anni 1640-41, 1649-50 e 1657-58,
come marito di Antonia de Gregorio, fu primo duca di Tremestieri in sua
famiglia e possedette l’ufficio di luogotenente e maestro notaro del
Protonotaro del Regno; un Giovanni fu giudice della Gran Corte negli
anni 1654-55, 1656-57, 1664-65, 1670-71 e 1676-77, avvocato fiscale del
tribunale del Real Patrimonio, rettore della Redenzione dei Cattivi nel
1679; un Giovan Benedetto fu senatore in Caltagirone nel 1660-61,
patrizio nel 1665-66, capitano di giustizia nel 1681-82, 1688-89; un
Pietro, cavaliere dell’ordine di Alcantara, fu senatore in Catania nel
1667-68 e forse egli stesso dovette essere marito di Apollonia La Valle
e barone di Schisò; un Giuseppe, duca di Tremestieri, è annotato nella
mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i feudatari regi
cavalieri; un Giuseppe fu senatore in Caltagirone nell’anno 1699-700,
capitano di giustizia negli anni 1712-13, 1726-27-28; un Francesco
Rizzari e Notarbartolo fu senatore in Catania nell’anno 1702 e nello
stesso anno un Giovanni Rizzari e La Valle tenne, in detta città, la
carica di acatapano nobile; un Luigi fu giurato in Caltagirone nel
1745-46; un Ignazio fu senatore in Catania nell’anno 1752-53; un
Francesco, duca di Tremestieri, occupò la stessa carica in detta città
negli anni 1780, 1791, 1794; un Salvatore fu senatore in Caltagirone nel
1798-99. Nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e
titolate della regione siciliana troviamo notato, con i titoli di nobile
e nobile dei duchi di Tremestieri, il signor Giovanni Rizzari Bonaiuto,
di Ignazio, di Giovanni.
Arma: d’azzurro, al palo d’oro.
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Rizzo
o
Riccio
(vedi).
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Rizzone.
Un
Antonino Rizono, regio segretario, comprò nel 1497 i feudi Taburna, Salina e
Serradifalco, che ebbe confermati a 29 dicembre 1497. Non sappiamo se sia
disceso da detto Antonino quel Michele Rizzone, presidente del Consiglio
Provinciale di Siracusa, commendatore dei SS. Maurizio e Lazzaro e della
Corona d’Italia, sindaco di Modica, senatore del Regno, ecc. ecc.
Arma:
semi troncato: partito nel 1°: a) d’argento a tre ricci di castagno
al naturale; b) di rosso a un riccio come sopra; nel 2° d’argento a
un pino di verde sinistrato da un leone al naturale.
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Rizzotti.
Illustrata da un Giuseppe, che tenne, tra le altre cariche, quella di
giudice della Gran Corte Civile nell’anno 1808-9.
Arma:
?
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Robba, Rubba
o
Rubà
(vedi).
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Rocca (La).
La si vuole originaria di Pisa, godette nobiltà in Messina dal secolo
XIII al XVIII; possedette il principato di Alcontres, la ducea di San
Lorenzo, il marchesato di Roccalumera, le baronie Caule de Lorba o di
Lerba, Caule di Legna, Piani di lu Puti, Colla soprana e sottana,
Finocchiara,
Fondaco del Re o di Bitonto. San Giuseppe, Lalia, Lando, Maeggio,
Militello, Placabajana, Raccuia, Racarciofali, Scarpello,
Serradi-falco,
i diritti della corte capitaniale di Piazza,
ecc. ecc. Un Guglielmo fu, nell’ordine di Malta priore del Gran Priorato
di Messina nel 1294; un Ampollonio possedeva sotto re Federico II alcune
terre in Scicli;
un Guccio fu vice secreto di Noto nel 1398;
un Giovanni fu senatore di Catania negli anni 1414-15, 1420-21, 1443-44,
1448-49, 1454-55; un Carlo fu senatore di Messina nel 1469-70; un
Giacomo, scriba regio, fu procuratore fisci et patrimoni
nel 1485;
un notar Pietro fu giudice capitaniale della città di Salemi nel 1504;
un Antonino fu senatore di Messina negli anni 1502-503, 1516-17; un
Girolamo tenne la stessa carica in detta città negli anni 1514-15,
1524-25, 1530-31; un Antonio fu giurato di Salemi negli anni 1533-34,
1536-37; un Bernardino fu senatore in Messina negli anni 1535-36,
1547-48 e, con privilegio dell’8 giugno 1540, ottenne i titoli di nobile
col Don e di regio cavaliere e fu deputato del Regno nel 1547; un Giovan
Filippo fu senatore di Messina nell’anno 1535-36 e deputato del Regno
negli anni 1547,1549, 1566; un Cristofaro tenne la stessa carica negli
anni 1545-46, 1547, 1552-53; un Giacomo fu senatore di Messina negli
anni 1566-67, 1570-71, 1574-75, 1577-78, 1581-82, 1584-85, 1587-88 ed è
iscritto nella mastra nobile del Mollica (lista XVIII, anno 1604); un
Carlo fu senatore di Messina negli anni 1590-91, 1595-96, 1612-13; un
Mario, un fra Filippo ed un Andrea fu Francesco sono iscritti nella
mastra nobile del Mollica; un Alberto fu giurato di Salemi negli anni
1610-11, 1631-32, capitano di giustizia negli anni 1632-33, 1343-44 e
proconservatore in detta città nel 1655; un Pietro, con privilegio dato
in Madrid a 25 marzo 1627 esecutoriato in Messina a 15 ottobre detto
anno, ottenne la concessione del titolo di marchese di Roccalumera e,
con privilegio del 20 marzo 1642 esecutoriato a 1 dicembre 1644, ottenne
la concessione del titolo di principe di Alcontres; un Francesco fu
senatore di Messina nel 1645-46; un Angelo fu giudice pretoriano di
Palermo nel 1671-72 e del tribunale della Gran Corte del Regno negli
anni 1676-77, 1680-81; un Pietro fu senatore di Messina negli anni
1700-701, 1716-17; un Nicolò fu giurato di Salemi nel 1705-6; un Antonio
fu senatore di Messina negli anni 1711-12, 1737-38; un Girolamo fu
preconservatore della città di Salemi nel 1734; un Guglielmo Francesco
La Rocca e Di Stefano, come figlio di Ignazia Di Stefano e Abela,
ottenne a 16 settembre 1789 investitura del titolo di duca di San
Lorenzo e fu proconservatore in Scicli dal 1803.
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