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Reggio
o
Riggio.
Antica e nobile famiglia, che si vuole sia stata portata in Sicilia da
un Antonino, padre di Pietro, cittadino di Lentini, possessore del feudo
Carmito nell’anno 1353, ecc. Godette nobiltà in Messina, in Palermo,
ecc; possedette i principati di Campofranco, Campofiorito, Catena, Iaci
SS. Antonio e Filippo; il ducato di Valverde; il marchesato di Ginestra;
le baronie di Carcaci, Carmito, Foresta vecchia, Gattaino, Melinventre,
Valguarnera, Vatticani,
Zubbio, Castelmagro e S. Blasi,
il mulino di Barrafaudo,
il mulino nel territorio di Iaci, l’ufficio di portulanotto di Lentini,
l’ufficio di portulanotto di Licata, le saline di Terranova, ecc. ecc.
Un Nicolò, al dir dell’Inveges, ottenne da Federico il Semplice
concessione della capitania e castellania della terra e castello di
Francavilla; un Pietro de Reggio, da Messina, con privilegio del 14
dicembre 1363 ottenne concessione di onze 40 sopra la secrezia della
terra di Randazzo; un Pharenato de Rigio ottenne da re Federico
concessione in feudo di onze 30 annue sopra la gabella del quartuccio
del vino di Terranova; un Giuliano, al dir dell’Inveges, fu governatore
di Palermo nel 1496; un Giovan Luigi fu senatore in Palermo negli anni
1540-41, 1560-62, ecc.; un Simone tenne la stessa carica negli anni
1543-44, 1558-59; un Fabrizio la tenne negli anni 1580-81, 1597 e 1598;
un Girolamo, al dir del Di Giovanni, fu uomo assai litterato e fu
cappellano maggiore del Re ed abbate di Santa Lucia nel 1585; un
Francesco fu senatore in Palermo nel 1605-6; un Antonino tenne la stessa
carica negli anni 1608-9, 1613-14-15; un Stefano fu capitano di
giustizia in Palermo nel 1638, fu uno dei quattro governatori nobili di
detta città durante i tumulti del 1647, deputato del regno, vicario
generale in Sicilia, maestro razionale del tribunale del Real
Patrimonio, strategoto di Messina, pretore di Palermo negli anni 1648,
1664, ecc., con privilegio dato in Madrid a 20 dicembre 1653
esecutoriato in Messina a 2 aprile 1654, ottenne concessione del titolo
di marchese della Ginestra, e, con privilegio del 20 ottobre 1660
esecutoriato a 24 gennaio 1661, ottenne il titolo di principe di
Campofiorito; un Luigi, principe di Campofiorito, ecc., fu maestro
razionale del Real Patrimonio, deputato del Regno, cavaliere dell’ordine
di San Giacomo della Spada, capitano di giustizia in Palermo nel 1667 e
pretore nel 1673, e, con privilegio dato a 4 giugno esecutoriato a 29
luglio 1681, ottenne il titolo di principe della Catena; un Stefano
Reggio e Saladino, principe di Campofiorito, ecc. , fu gentiluomo di
camera di re Carlo II, capitano di giustizia in Palermo nell’anno 1681,
pretore negli anni 1681-82, 1693-94, e, con privilegio dato in Madrid a
10 luglio esecutoriato in Messina a 12 settembre 1672, ottenne
concessione del titolo di principe di Iaci SS. Antonio e Filippo; un
Andrea Reggio e Saladino dei principi di Campofiorito fu patriarca di
Costantinopoli e vescovo di Catania nel 1692; un Giuseppe Reggio e
Saladino, marchese della Ginestra, fu deputato del Regno nel 1707 e
maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio; un
Luigi Reggio e Branciforti, principe di Campofiorito, ecc. con
privilegio dato a 2 aprile esecutoriato a 9 maggio 1686 ottenne
concessione del titolo di duca di Valverde, fu cavaliere dell’ordine di
Calatrava, vicerè in Valenza, ambasciatore del re di Spagna presso la
repubblica Veneta e il re di Francia, cavaliere dell’ordine di San
Michele, grande di Spagna di prima classe, cavaliere dell’ordine di San
Gennaro nel 1740, e, a 21 ottobre 1747 venne aggregato, per voto
spontaneo, alla mastra nobile di Catania; un Antonino, principe della
Catena, fu maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real
Patrimonio nel 1708; un Andrea Giuseppe, principe della Catena, fu tesoriere generale del regno nel 1729, deputato del regno
nell’anno 1744 e 1748, gran croce dell’ordine Costantiniano, ecc.; un
Andrea Reggio e Branciforti, dei principi di Campofiorito, ecc. fu
ammiraglio di Spagna, cavaliere dell’ordine di San Gennaro, cavaliere
gran croce dell’ordine di Carlo III, ecc.; un Michele Reggio e
Branciforti, dei principi di Campofiorito, ecc. fu cavaliere gran croce
dell’ordine di Malta, consigliere di Stato, capitano generale delle
galere, vicerè in Napoli, cavaliere degli ordini del San Gennaro e del
Toson d’oro, ecc.; un Girolamo Reggio e Garsia, marchese della Ginestra,
fu sergente maggiore della milizia urbana di Palermo, amministratore
generale della distribuzione delle polizze d’armi, ecc.; un Agatino
Reggio e Statella fu vescovo di Cefalù nel 1752, arcivescovo di Iconio
nel 1755, giudice del tribunale della Regia Monarchia o Apostolica
Legazia, deputato del regno negli anni 1754, 1758, 1762; un Stefano
Reggio e Gravina, principe di Iaci, ecc., fu gentiluomo di camera di re
Ferdinando di Borbone, governatore del castello nuovo di Napoli,
ambasciatore in Madrid, consigliere reggente di Stato, capitano
generale, presidente della giunta di Sicilia in Napoli, cavaliere
dell’ordine di San Gennaro e morì nel 1790; un Giuseppe, principe di
Iaci, ecc. fu gentiluomo di camera di re Ferdinando, cavaliere
dell’ordine di San Gennaro, tenente generale, ecc., fu pretore in
Palermo negli anni 1815, 1820, anno in cui moriva vittima del popolo
tumultuante.
Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, sormontata, nel capo, da una cometa
posta in palo e accompagnata da tre stelle 2 e 1; il tutto dello stesso.
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Renda.
Di questa famiglia, che godette nobiltà in Palermo, Caltagirone, ecc.
notiamo un Giovanni, che possedette il feudo Passanitello nel secolo XIV;
un Francesco, che fu giudice della Gran Corte nel 1565-66; un Giovanni,
che tenne la carica di patrizio in Caltagirone negli anni 1552-53,
1556-57; un Giacomo, che tenne la carica di capitano di giustizia in
detta città nell’anno 1569-70; un Vincenzo, che, con privilegio dato a
19 febbraio esecutoriato a 29 luglio 1628, ottenne il titolo di Don; un
Giovan Filippo, da Ragusa, che, per i suoi meriti, per la nobiltà degli
avi e per aver offerto cinquanta scudi alla Regia Corte, ottenne, con
privilegio del 12 agosto 1713, il titolo di barone di San Silvestro; un
Giovan Battista, che, con privilegio dell’8 gennaio 1720, ottenne il
titolo di barone di Monaci; un Nicolò, che, a 15 gennaio 1788, ottenne
investitura del titolo di barone di Scordia.
Arma: d’azzurro, alla staffa d’oro, sormontata da tre stelle dello
stesso ordinate in fascia nel capo.
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