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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Pellizzeri a Perez
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Pellizzeri.
Un Filippo, da Castroreale, con privilegio dato a 4 settembre 1791,
ottenne la concessone del titolo di barone di S. Leonardo; un Luigi
Pellizzeri e Cappellano, dottore in leggi, figlio del fu Filippo, fu
ascritto alla mastra nobile di Messina del 1798-1807, fu giudice della
Gran Corte Criminale nell’anno 1812 ecc. e, con privilegio dato a 25
febbraro esecutoriato a 20 aprile 1814, ottenne la concessione del
titolo di marchese di Monteblù.
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Penna.
Si vuole originaria di Perugia, nobile in Messina nei secoli XIV, XV,
XVI e in Augusta. Un Carmelo, barone delle Tande di Melilli, fu ascritto
alla mastra nobile di Augusta; un Ignazio tenne la carica di capitano di
giustizia in detta città nell’anno 1793-94.
Arma: d’azzurro, all’aquila spiegata d’oro, tenente col becco una penna
dello stesso.
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Pennisi.
Godette nobiltà in Acireale.
Un Francesco ed un Antonio, padre e figlio, furono procuratori
nell’ufficio del Conservatore del Real Patrimonio nel seolo XVIII; un
Salvatore fu maestro notaro della corte giuratoria di Acireale nel
1743-44; un Salvatore a 26 febbraro 1782 ottenne investitura del feudo
di Floristella, del quale a 15 febbraro 1788 ottenne investitura Angelo
Maria, dottore in leggi, figlio del precedente; un Agostino Pennisi e
Maugeri fu acatapano nobile di Acireale nel 1800-801; un Giacomo a 28
novembre 1803 ottenne infeudazione del territorio di S. Margherita o
Fogliarini, del quale ottenne investitura a 20 marzo 1804 e che trasmise
al nipote Angelo-Maria, il quale ne ebbe investitura a 14 agosto 1808.
Con decreto ministeriale del 12 ottobre 1899 il signor Salvatore Pennisi,
di Agostino, di Salvatore, nato in Acireale a 28 aprile 1863, ottenne
riconoscimento del titolo di barone di Floristella.
Arma: d’oro, all’aquila tenente due rami di quercia decussati e
sormontati da tre stelle di sei raggi male ordinati, il tutto di nero.
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Pensabene.
Troviamo questa famiglia in Palermo e in Messina, ma ignoriamo se si
tratti di due famiglie distinte o di due rami di una stessa famiglia.
Nel ramo di Palermo notiamo un Giacinto giudice pretoriano di Palermo
negli anni 1669-70, 1674, 1677 e 1679-80, del tribunale del Concistoro
nel 1677-78, del Monte di Pietà di Palermo nel 1682, avvocato fiscale
del Real Patrimonio nel 1683; un Nicolò, figlio del precedente, giudice
pretoriano di Palermo nel 1693-94, giudice della Gran Corte Civile
nell’anno 1697, della Gran Corte Criminale nel 1699, uditore generale
delle genti di guerra nel 1703, maestro razionale del Real Patrimonio,
protonotaro sostituto del Regno nel 1711, avvocato fiscale della Gran
Corte nel 1712 ecc., che, con real diploma del 15 marzo 1729, ottenne da
Vittorio Amedeo II di Savoia, dal detto Nicolò seguito in Piemonte, il
titolo di marchese; un Matteo senatore di Palermo nel 1705-6; un Gaetano
ed un Giuseppe, padre e figlio, che, a 17 settembre 1817, ottennero
attestato di nobiltà dal Senato di Palermo, ecc. oggi questo ramo è
rappresentato dal signor Giuseppe Pensabene, di Giuseppe, di Giuseppe,
nato in Palermo a 15 novembre 1864, che con RR. LL. PP. del 5 luglio
1900 ottenne riconoscimento del titolo di marchese, con la
trasmissibilità maschi da maschi in linea e per ordine di primogenitura.
Nel ramo di Messina notiamo un Domenico, giudice della Gran Corte Civile
negli anni 1747-48, 1749-50, della Gran Corte Criminale nel 1751-52,
avvocato fiscale del Real Patrimonio, reggente nella suprema giunta di
Sicilia in Napoli e presidente del tribunale della Real Camera della
Sommaria, che, con privilegio dato a 9 settembre esecutoriato a 9
ottobre 1775, ottenne il titolo di marchese; acquistò la baronia di
Raineri della quale ottenne investitura a 25 marzo 1776 e il feudo di
Protonotaro del quale ottenne investitura a 9 marzo 1777; un Francesco,
figlio del precedente, che fu investito a 10 settembre 1784 del titolo
di marchese e di quello di barone di Protonotaro, fu cavaliere
Costantiniano nel 1782, e venne ascritto alla mastra nobile di Messina
del 1798-1807.
Arma: troncato d’azzurro e d’oro, alla fascia di rosso sulla partizione;
il 1° all’aquila al naturale, coronata d’oro, rivoltata; il 2° a tre
dardi di nero, uno accanto all’altro; ciascuno posto in sbarra con le
punte in giù.
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Pepi
o
Pipi (vedi).
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Pepoli
vedi
Sieripepoli.
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Peralta.
Un
Raimondo Peralta e Fernandez, signore della baronia di Peralta in Aragona,
fu grande Almirante del re Giacomo II d’Aragona e passò in Sicilia nell’anno
1326. Fu marito di Isabella, sorella di re Pietro , primo conte di
Caltabellotta con i feudi Calattubo, Borgetto, Castellammare del Golfo ecc.,
per privilegio del 20 gennaio 1337, gran cancelliere e gran camerario del
regno di Sicilia, ammiraglio del regno d’Aragona nel 1343 ecc.; un
Guglielmo, conte di Caltabellotta, fu marito dell’infanta Eleonora, figlia
del duca Giovanni di Aragona, a 21 agosto 1392 ottenne i feudi Burgio
Millusio, Borgetto e Misilcassimo, ottenne pure il feudo Casale lu Carabo di
San Bartolomeo, il feudo Verdura, Pandolfina ecc.; un Matteo (di Guglielmo,
conte di Caltabellotta e di Aloisia Sclafani) venne nominato erede a 6
settembre 1354 nella contea di Adernò e Centorbi da Matteo Sclafani suo zio;
un Nicolò, figlio di Guglielmo, conte di Caltabellotta, Sclafani e
Calatafimi, barone di Culla e Salina a 12 febbraio 1396 fu capitano di
giustizia di Sciacca e, come marito di Elisabetta Chiamonte, possedette
Bivona della quale ottenne anche concessione a 4 dicembre 1397; ebbe pure
Chiusa, Calatamauro, ecc.; una Giovanna, figlia di Nicolò, ottenne a 27
febbraio 1398 concessione della terra di Giuliana; un Guglielmo fu tesoriere
del Regno e vicerè di Sicilia dal 1475 al 1477; un Pietro nel 1474 ottenne
Comici. Troviamo, infine nel 1655, un Vincenzo con la carica di
proconservatore in Noto, ma ignoriamo se sia appartenuto a questa stessa
famiglia.
Arma:
troncato d’azzurro e d’argento.
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Perapertusa
vedi
Castellar .
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Perbullit.
Un Perruccio ottenne da re Federico III concessione in feudo di onze
trenta annuali sulla gabella della Scannatura di Siracusa; un Antonio,
figlio di Raineri, a 23 dicembre 1455 ottenne investitura della gabella
del rotolo delle carni in Messina.
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Percolla.
Godette nobiltà in Palermo.
Un Vincenzo fu giudice pretoriano di detta città, giudice della Gran
Corte nel 1549-50, reggente del Consiglio d’Italia in Madrid, presidente
della Gran Corte nel 1568-69-70, luogotenente del Maestro giustiziere e
Inquisitore in Sicilia, ma poi, caduto in disgrazia, venne per ordine
del Vicerè carcerato e morì in prigione; un Nunzio fu barone d’Irosa e
senatore di Palermo nel 1662-63.
Arma: d’azzurro, alla sbarra accompagnata nel canton destro del capo da
una stella e da un monte di tre cime nella punta il tutto d’oro.
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Perdicaro.
Godette nobiltà in Palermo e in Polizzi.
Notiamo un Filippo, dottore in leggi, giudice pretoriano di Palermo nel
1477, 1497, avvocato fiscale nel regno di Sicilia, giudice della Gran Corte,
giudice dell’ufficio dell’Ammiraglio nel 1489; un Federico, dottore in
leggi, milite, che a 15 ottobre 1491 ottenne investitura del feudo
Casalgiordano; un Giovanni Antonio senatore di Palermo negli anni 1495,
1500, 1504; un Bernardino, che tenne la stessa carica negli anni 1518, 1523,
1525, 1531; un Francesco-Maria maestro razionale del tribunale del Real
Patrimonio, deputato del Regno, senatore di Palermo nel 1560; un Vespasiano
giurato di Polizzi nell’anno 1578; un Giacomo, Francesco (lo stesso del
precedente?) e Margherita, fratelli e sorella, che, con privilegio dato a 24
dicembre 1590 esecutoriato a 14 giugno 1591, per la nobiltà della famiglia e
per i servizi prestati, ottennero la concessione del titolo di Don; un
Mariano, dottore in leggi, regio segretario e refendario nel 1627.
Arma:
d’argento, alla fascia d’azzurro, sostenente un uccello perdicaro al
naturale.
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Peregrino
o
Pellegrino (vedi).
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Perellos
o
Periglios.
Godette nobiltà in Messina, secondo il Galluppi, nel secolo XV. Un
Raimondo tenne l’eccelsa carica di vicerè in Sicilia nel 1441; un Luigi
fu castellano di Mistretta, 1447, e con privilegio del 1 settembre 1455
ottenne concessione della terra di Gagliano.
Arma: d’oro, al leone di rosso.
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Perez.
Godette nobiltà in Palermo e in Augusta. Un Agostino, con privilegio
dato a 17 maggio esecutoriato a 12 agosto 1651, venne nominato
castellano della Bruca; un Francesco fu castellano del Real Palazzo di
Palermo e segretario onorario del Re per privilegio del 26 aprile 1688;
un Mattia, tribunus militum, fu castellano del
castellammare di Palermo nel 1692; un Michele, figlio di Francesco, fu
castellano del Real Palazzo in Palermo nel 1694; un Leonardo e un Luigi
Perez e Omodei furono ascritti alla mastra nobile di Augusta e Leonardo
tenne, in detta città, le cariche di senatore nell’anno 1798-99 e di
proconservatore negli anni 1802-1806.
Arma: di rosso, al pero nodrito sulla campagna erbosa, il tutto al
naturale, al capo d’azzurro, cucito, caricato da tre stelle d’argento.
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