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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Marzullo a Matrona
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Marzullo.
Un Deodato Marzullo per la madre Angela Signorino fu barone di San
Martino, titolo che trasmise alla figlia Giuseppa-Angela, moglie a Carlo
Patanè.
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Masbel.
Questa famiglia si vuole d’origine catalana e godette nobiltà in
Palermo. Un Bartolomeo fu senatore di Palermo negli anni 1538-39,
1541-42 e 1558-59, governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni
1542-43, 1547-48 e governatore della Tavola nel 1555; un Girolamo, con
privilegio dato a 29 giugno 1562 esecutoriato a 14 agosto 1563, ottenne
il titolo di Don; un Bernardino fu giudice pretoriano e delle primarie
appellazioni di Palermo nel 1684.
Arma: d’azzurro, al castello torricellato d’oro, aperto e finestrato del
campo.
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Massa.
Originaria di Genova, pare che sia stata portata in Sicilia nella prima
metà del secolo XVII da un Giovanni Andrea. Godette nobiltà in Palermo e
in Messina nei secoli XVII e XVIII, possedette il principato di
Castelforte, la ducea di Castel d’Aci, la contea di San Giovanni la
Punta, le baronie di S. Agata, Bonvicino, Borghetto, Cattasi, Fanaco, S.
Gregorio, ecc. Un Giovan Andrea fu il primo possessore in sua famiglia
dei feudi di Bonvicino, Cattasi e Fanaco, con privilegio dato a 22
giugno 1646 esecutoriato a 9 aprile 1647, ottenne il titolo di conte di
S. Giovanni la Punta, con privilegio dato a 31 ottobre 1646 esecutoriato
a 17 dicembre 1648 ottenne il titolo di Don e con privilegio dato a 25
maggio esecutoriato a 29 ottobre 1667 ebbe la concessione del titolo di
duca sul castello di Iaci; un Giovan Battista fu percettore per la Valle
di Mazzara nel 1666; un Pietro Vincenzo fu senatore di Palermo nel
1683-84; un Pietro fu giudice del Concistoro nel 1700; un Raffaele, con
privilegio del 19 febbraro 1717, ottenne il titolo di barone; un
Cristofaro fu giurato nobile in Messina nel 1742-43; un Cristofaro Massa
e Galletti, duca di Casteldaci, sposò Rosalia Caccamo che a 28 maggio
1749 otteneva investitura del titolo di principe di Castelforte,
portando il detto titolo in casa Massa; un Salvatore Massa e Valguarnera
a 19 agosto 1794 ottenne di poter commutare il titolo di principe di
Castelforte nell’altro di principe di Aci Castello o Castelforte; un
Vitale Massa e Valguarnera, fratello del precedente, portò il titolo di
duca di Castel d’Aci, fu conservatore del Real Patrimonio e poi maestro
razionale dello stesso tribunale, consigliere del Commercio nel 1788,
maggiordomo di settimana di re Ferdinando IV, ecc..
Arma:
di rosso, al leone d’oro, impugnante con le zampe del davanti una mazza
armata di punte dello stesso.
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Mastiani.
La si
vuole originaria di Pisa e passata, sotto re Alfonso, in Sicilia e
precisamente in Palermo, dove parecchi membri di essa occuparono molte
cariche. Notiamo un Paolo governatore della Tavola in Palermo nel 1562 e
del Monte di Pietà nell’anno 1564, 1567; un Sigismondo governatore della
Tavola nel 1585, 1590; un Giuseppe governatore del Monte nel 1605, 1617,
1626 e della Tavola nel 1636.
Arma:
troncato: nel 1° d’oro, all’aquila spiegata di nero; nel 2° di rosso, al
monte a tre cime d’argento, e tre spighe dello stesso nodrite sulle
sommità.
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Mastrandrea
o
Mastroandrea.
Una
Beatrice, da Alcamo, con privilegio dato a 24 luglio 1575 esecutoriato a
7 novembre 1576, ottenne il titolo di nobile col Don.
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Mastrangelo.
Un
Ruggero, milite, prese grande parte ai celebri Vespri Siciliani e sotto re
Pietro fu giustiziere nella contea di Geraci.
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Mastrantonio
o Bardi (vedi)
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Mastrilli
o
Mastrillo.
La si
vuole originaria di Nola, passata verso la fine del secolo XVI in Palermo
dove godette nobiltà, possedette il marchesato di Tortorici delli Graniti.
Un Mario fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1580-81, 1595-96 e
1600-1601, 1604-5 e del tribunale del Concistoro nel 1599; un Garsia fu
giudice pretoriano di Palermo negli anni 1598-99, 1605-6, del Concistoro nel
1604 e della Gran Corte nell’anno 1609, 1613; un Andrea fu abate di Santa
Maria di Altofonte e arcivescovo di Messina, dove morì nel 1624; un altro
Andrea fu senatore di Palermo negli anni 1658-59, 1664-65, 1669-70; un altro
Garsia, a 30 marzo 1669, ottenne di poter commutare il titolo di marchese di
Tortorici in quello di marchese di Tortorici delli Graniti; un Domenico
Mastrilli e Celestre, marchese di Tortorici li Graniti, fu capitano
giustiziere di Palermo nel 1684.
Arma:
d’oro, alla banda d’azzurro, caricata dal giglio del campo accompagnata in
capo da un lambello di nero di quattro gocce, ed in punta da un leone di
rosso.
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Mastrogiovanni-Tasca.
Un
Lucio Mastrogiovanni-Tasca e Niccolini, come marito di Beatrice Lanza
e Branciforte, fu conte d’Almerita; un Pierantonio Mastrogiovanni Tasca,
di Gaetano, da Noto, con real decreto del 10 luglio 1879 ottenne il
titolo di barone.
Arma:
d’argento, a quattro fasce d’azzurro; la prima caricata di un sole
d’oro; la quarta di un leone, pure d’oro, illeopardito, linguato di
rosso.
Cimiero:
Sole d’oro in
mezzo ad un volo troncato, a destra: d’oro e di rosso, a sinistra,
d’azzurro e d’argento.
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Mastropaolo.
V’ha
chi la vuole derivata dalla stirpe dei conti di Brienne e stabilita in
Sicilia nel secolo XIII; v’ha chi crede che abbia avuto a capostipite un
celebre medico della corte di Federico II imperatore a nome Paolo,
chiamato, come tutti i medici d’allora, maestro; d’onde il cognome dei
suoi discendenti. Un Niccolò, da Palermo, a 7 maggio 1400 era annoverato
tra i domestici e familiari regi; un Bernardo fu proconservatore in San
Pietro nel 1583; un per la moglie Flavia Orioles, possedette la tonnara
di S. Giorgio in Patti nel 1606; un Pietro, dottore in leggi, fu giudice
della corte pretoriana di Palermo nel 1710-11 e 1717-18; un dottor
Placido fu proconservatore in Montalbano nel 1786-1804; un Antonino fu
giudice del tribunale del Concistoro nel 1809; un Alfio fu ministro
sotto i Borboni, ecc.
Con
decreto ministeriale del 27 agosto 1899 venne riconosciuto ai
discendenti di Antonio Mastropaolo, consigliere di Corte di Appello,
morto in Palermo il 14 febbraro 1863, il titolo di nobile.
Arma:
d’azzurro, all’aquila coronata fissante un sole orizzontale destro, il
tutto d’oro.
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Mataplana.
Da un
Abdone Mataplana e Maddalena Seglia nasceva verso l’anno 1617 Giuseppe
Mataplana che, dalla Catalogna, col grado di capitano di fanteria, passò in
Sicilia e propriamente in Palermo. Costui, con diploma dato in Madrid a 8
gennaro 1650, ebbe concesso l’assegno di scudi 30 al mese in aumento del
proprio soldo per le sue benemerenze, e con dispaccio reale del 13 febbraro
dello stesso anno fu abilitato al governo dell’isola e città di Lipari. Non
paga di ciò la Maestà del Re Filippo IV, con dispaccio dato in Arangues a 1
maggio 1650, ricordando che detto Giuseppe, oltre ad aver perduto per un
colpo di moschetto in guerra l’occhio destro aveva perduto le proprie
sostanze nella rivoluzione della Catalogna, ordinò che sopra gli spogli
delle chiese, sedi vacanti e beneficii ecclesiastici gli fossero
somministrati scudi 150 l’anno.
Il 26
settembre dell’anno 1650 venne da Don Giovanni d’Austria, allora Vicerè in
Sicilia, eletto castellano del castello di Matagrifone di Messina; a 10
aprile 1655 venne nominato capitan d’arme e guerra della città di Marsala; a
20 aprile 1657 ottenne la stessa carica per la città di Patti; a 27 novembre
1659 fu elevato alla carica di castellano di Catania; a 29 dicembre 1660 fu
nominato tenente generale d’artiglieria e finalmente a 3 ottobre 1675 fu
eletto tenente generale di Sua Maestà Cattolica in questo regno di Sicilia.
Un Giovanni Antonio Mataplana e Viveros a 30 agosto 1746 fu eletto
governatore del Monte di Pietà, a 26 febbraro 1747 rettore nobile dell’Opera
di Navarro, nel 1761 fu senatore di Palermo ed a 14 marzo 1761 ottenne dal
Senato di Palermo ampio attestato di nobiltà.
Arma: di
rosso, a tre sbarre nodose scorciate d’oro.
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Matina
(La).
Un Marino
La Matina, con privilegio del 22 maggio 1430, ottenne da re Alfonso la
concessione del feudo di Campobello; un altro Marino, nipote del precedente,
come cessionario di Pietro Cardona conte di Collesano, possedette il feudo
di Scireni; un Antonio fu senatore di Palermo nel 1430-31, 1435-36; un Mario
fu capitano di giustizia in Caltagirone nell’anno 1544-45.
Arma: di
rosso, a tre bande d’argento e d’azzurro.
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Matranga.
La si
vuole d’origine Albanese; possedette il diritto del grano uno sui porti
e caricatori del regno. Un Giuseppe fu giudice pretoriano di Palermo nel
1753-54 e giudice del Concistoro negli anni 1761-62-63; un Niccolò fu
giudice pretoriano di Palermo nel 1765-66.
Arma:
di verde, al braccio armato movente dal fianco sinistro dello scudo
impugnante una spada d’argento alta in sbarra, accompagnata nel canton
destro del capo da un crescente dello stesso.
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Matrona.
Nobile
famiglia di Castrogiovanni, della quale notiamo un Pietro, milite,
castellano di detta città e possessore del feudo Girgia o Matrona, morto
nel 1460 a Castrogiovanni ed ivi seppellito nella chiesa di S. Gregorio
del convento di S. Francesco.
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