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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Lixandrano a Longobardo
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Lixandrano
o
Alessandrano (vedi).
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Locadello
o
Locadelli.
Il Galluppi la vuole originaria di Bergamo e dice che godette nobiltà in
Messina nel secolo XV. Un Giovan Francesco fu maestro razionale nel 1573
e deputato del regno per il braccio ecclesiastico negli anni 1582, 1588,
1591, 1594 e 1597.
Arma: d’azzurro, alla civetta d’argento, accompagnata da tre stelle, 2
in capo e 1 in punta.
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Lo Campo
vedi Campo.
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Lo Curto
vedi Curti.
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Lo Faso
vedi Faso.
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Loffreda
o
Loffredo già
Auria.
Originaria di Cava, portata in Messina nel principio del secolo XVIII.
Estintasi in casa Trotta, questa assunse il cognome Loffreda e Silvestro
Loffredo (Trotta), di Aniello, acquistò la baronia di Cassibile, sulla
quale, con privilegio dato a 4 dicembre 1797 esecutoriato a 20 gennaio 1798,
ottenne il titolo di marchese, fu ascritto alla mastra nobile di Messina del
1798-1807, a 24 febbraio 1812 fu nominato Sindaco di detta città e lasciò
erede il suo nipote Silvestre d’Auria, che assunse il cognome Loffreda e il
titolo di marchese di Cassibile. Vincenzo Loffredo, (di Nicolò, di Silvestre
predetto) nato in Messina a 9 novembre 1860 ottenne, con decreto
ministeriale del 26 agosto 1898, riconoscimento del titolo di marchese di
Cassibile; con decreto ministeriale del 20 luglio 1899 dei titoli di barone
di Cassibile, marchese di Mongiuffi e Kaggi, barone di Melia e con Regie
Lettere Patenti del 5 aprile 1903 dei titoli di duca di Ossada, marchese di
Melia, conte di Guido, barone delle Tonnare di S. Giorgio e di Patti, barone
di Longi e signore delle Saline di Platanella, Cianciana e Cantarella.
Arma: d’azzurro, troncato da un filetto d’oro; il 1° al leone d’oro
illeopardito tenente un ramoscello di verde; il 2° a tre monti verdeggianti
al naturale, ciascuno sormontato da una stella di sei raggi d’argento.
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Logerot.
Nobile famiglia
originaria della Bretagna. Un Sigiberto, senescalco del ducato di Bretagna
nel 1369 ottenne dal duca Giovanni V il titolo di marchese di Croiscè; un
Claudio venne da Francesco II duca di Bretagna decorato del titolo di
marchese di Blavet; un Ferdinando, discendente dei precedenti, fu senatore
di Palermo negli anni 1767-68, 1770-71 e 1772-73 e a 6 ottobre 1771 ottenne
dal Senato di Palermo attestato di nobiltà.
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Lo
Giudice
vedi
Giudice.
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Lombardo.
Godette nobiltà in Messina, Palermo, Sutera, Marsala e Taormina.
Possedette il diritto di mezzograno sulle tonnare di Solanto, San
Giorgio, Arenella, i feudi di Francavilla Oliveto, Gibellina, Manchi di
Belice, Scala, Serravalle e marina di Rigitano. Un Francesco fu pretore
di Palermo nel 1359-60, e tale eccelsa carica tennero un Giacomo nel
1379-80, un Nicolò negli anni 1403-4-5 e 1409-10, un Andrea nell’anno
1413-14. Un Nicolò, milite, da Palermo, a 29 gennaio 1396 ottenne la
castellania di Castrogiovanni; un Giorgio fu commendatore dell’ordine di
Malta nell’anno 1422; un altro Giorgio fu castellano di Mistretta nel
1479; un Paolo fu giurato di Palermo nell’anno 1500-1501; un Andrea fu
capitano di giustizia della stessa città nel 1512-13; un Pietro Andrea
fu conservatore del Real Patrimonio nel 1527, pretore di Palermo negli
anni 1537-38 e 1547-48 e governatore della nobile compagnia dei Bianchi
di detta città negli anni 1541-42, 1544-45 e 1547-48; un Antonino fu
senatore di Palermo nell’anno 1585-86 e detta carica tenne un Francesco
nel 1591-92; un Annibale ed un Michele, da Messina, furono ascritti alla
mastra nobile del Mollica e a detta mastra furono ascritti un Giovan
Bernardo del fu Bartolo ed un messer Simone; un Biagio fu capitano di
Sutera nel 1578 e detta carica tenne un Onofrio nel 1615; un Rosario, un
Paolo, un Alberto ed un Giovan Lorenzo, nel 1759, facevano parte della
nobiltà di Marsala; un Benedetto fu giudice della corte pretoriana di
Palermo nel 1768-69, del tribunale del Concistoro nel 1779-80-81 e della
Gran Corte nel 1796.
Arma: vajato d’oro e di rosso.
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Lomellino
o Lumillino.
Originaria di Genova fu portata in Palermo nella seconda metà del secolo
XV da un Germano, un Giovan Battista ed un Cipriano e godette nobiltà
anche in Messina nel secolo XVI. Un Orazio fu senatore di Palermo nel
1630-31.
Arma: troncato di rosso e d’oro.
Cimiero:
un grifo nascente di nero.
Divisa:
MANET AVITA VIRTUS.
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Lomia
vedi
Lumia (La).
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Lo Monaco
vedi Monaco.
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Longo.
Nobile famiglia di Messina. Un Giacomo fu giudice della Gran Corte
Criminale del Regno di Sicilia nel 1699 ed egli stesso (?) fu giudice
del tribunale della Regia Monarchia sotto il regno di Vittorio Amedeo di
Savoia. Un Francesco-Maria nel nome maritale di Oliva Scammacca, fu
barone della Corte e fu giudice della Gran Corte Civile negli anni
1715-16-17. Nella mastra nobile di Messina del 1799-1807 vediamo
ascritti un Antonino, del fu Giacomo; un Francesco del fu Francesco; un
Giacomo, barone della Corte, fu Francesco; un Giuseppe (del fu
Francesco) dottore in leggi e cavaliere costantiniano, che fu certamente
quel Giuseppe Longo e Brigandi, che troviamo con la carica di consultore
del governatore di Messina nel 1798; ed un Vincenzo del fu Francesco. Un
Francesco Longo Brigandi fu giudice della Regia Udienza di Messina per
nomina avutane a 11 settembre 1811. Non sappiamo se sia appartenuto a
questa stessa famiglia quel Matteo, che fu giudice pretoriano di Palermo
nel 1798.
Arma: di rosso, all’aquila spiegata di nero, coronata d’oro.
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Longobardo.
Questa famiglia la troviamo in Messina, in Siracusa, ed infine in
Caltagirone, dove fissò la propria residenza e venne ascritta alla
mastra nobile. Un Francesco, professore di diritto civile, fu giudice di
Messina nel 1273; un Giovanni fu senatore di Siracusa nel 1401-2; un
Antonino fu giurato di Caltagirone nel 1579-80; un Paolo tenne la carica
di patrizio di detta città nel 1596-97; un Stefano fu giudice del
tribunale del Concistoro nel 1660 e della Gran Corte negli anni
1666-67-68-69; un Carlo, con privilegio del 18 settembre 1705, ottenne
il titolo di barone di Eschifaldo e con privilegio dato in Madrid a 9
marzo esecutoriato in Messina a 22 ottobre 1710, ottenne il titolo di
marchese con lo stesso predicato; un Ignazio marchese di Eschifaldo,
tenne nell’anno 1727-28 la carica di senatore di Caltagirone e nell’anno
1728-29 quella di patrizio; un Carlo venne nominato a 14 aprile 1812
tesoriere di Caltagirone per l’anno 1812-13.
Arma: d’oro, con due rami di palma di verde, posti in palo, sormontati
da una stella di rosso.
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