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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Gambacorta a Garigliano
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Gambacorta.
La si vuole originaria di Pisa, godette nobiltà in Messina nel secolo
XVI ed in Palermo. Possedette il marchesato di Motta d’Affermo, le
baronie di Spataro e di Recattivo, ecc. Un Florio fu giudice
straticoziale di Messina nel 1529-30, capitan d’armi e commissario
generale della città di Iaci nel 1542; un Modesto fu giudice pretoriano
di Palermo negli anni 1561-62-63 e 1565-66, del tribunale della Gran
Corte del 1568-69-70; maestro razionale, presidente del tribunale del
Concistoro e poscia di quello del Real Patrimonio, reggente del
Consiglio d’Italia in Madrid 1602, governatore della nobile compagnia
dei Bianchi in Palermo negli anni 1588-89, 1596-97, 1606-7, e, con
privilegio dato a 2 giugno esecutoriato a 28 settembre 1607, ottenne il
titolo di marchese; un Giuseppe fu senatore di Palermo nel 1595-96; un
Girolamo tenne la stessa carica negli anni 1596-7, 1601-2 ed un Vincenzo
negli anni 1603-4, 1607-8, 1629-30; un Mario, marchese della Motta
d’Affermo, maestro razionale del tribunale del R. Patrimonio fu pretore
di Palermo nel 1629-30 e governatore della nobile compagnia dei Bianchi
della stessa città negli anni 1609-10, 1615-16, 1627-28; un Salvatore fu
senatore di Palermo negli anni 1744-45, 1749-50; un Giuseppe negli anni
1760-61, 1769-70, 1773-74-75; un Pietro nel 1771-72.
Arma: d’azzurro, al leone bandato d’argento e di nero, di otto pezzi;
col capo cucito di rosso, alla croce di Calatrava d’argento.
Divisa: IN HOC SIGNO CUM LEONE OMNIA VINCES.
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Gambino.
Di questa famiglia è degno di nota un Leonardo, dottore in leggi, che
occupò la carica di giudice della Gran Corte del Regno, nella sede
criminale nel 1786 e nella civile nel 1792 e fu ascritto alla mastra
nobile di Catania. Fu egli padre di un Francesco e questi di un altro
Leonardo, da cui ne vennero Francesco e Gaspare, che, con decreto
ministeriale del 2 aprile 1899, ottennero riconoscimento del titolo di
nobile, trasmessibile ai loro discendenti legittimi e naturali, d’ambo i
sessi, per continuata linea retta mascolina.
Arma: d’argento, all’albero di verde, nodrito nella punta dello scudo,
sostenuto da due leoni d’azzurro, affrontato.
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Gambuzza.
Un Michele, di Noto, con privilegio del 30 maggio 1642, ottenne il
titolo di barone del Grano.
Arma: ?
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Gamelin.
Con R. Assenso del 14 febbraro 1895 si autorizzò il passaggio del titolo
di conte posseduto dalla estinta famiglia Manzone nella famiglia Gamelin,
e, con decreto ministeriale del 16 ottobre dello stesso anno, il detto
titolo venne riconosciuto a favore di Gaspare Gamelin, di Prospero, di
Pietro e di Gaetana Manzone. Morto il detto conte Gaspare il titolo è
passato in persona del fratello Romualdo.
Arma: di rosso, allo scaglione d’argento, accompagnato, in capo, da due
rami di quercia al naturale, decussati, in punta da un piattello
(gamella) d’oro.
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Ganci
o
Gangi.
Si vuole originaria di Catania, godette nobiltà in Messina nel secolo XV
e in Palermo e possedette l’ufficio di maestro notaro della corte
capitaniale di Catania. Un Giacomo fu giudice delle appellazioni in
Palermo nel 1583-84, della corte pretoriana di detta città negli anni
1585-86, 1589-90 e 1593-94 e del tribunale del Concistoro nel 1596-97.
Arma: ?
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Gandolfo.
Nobile famiglia di Vizzini, della quale, tra gli altri, notiamo un Marco
Gandolfo e Russo che, con privilegio dato in Madrid a 29 gennaro 1593
esecutoriato in Palermo a 18 agosto stesso anno, ottenne il titolo di regio
cavaliere e la concessione dello stemma; un Giovan Filippo Gandolfo e
Gurrisi che, con privilegio dato a 11 settembre 1771, ottenne il titolo di
barone di S. Giuseppe; un Gandolfo Maria, barone di S. Giuseppe, che tenne
la carica di senatore in Vizzini nell’anno 1803-4. Oggi è stato iscritto
nell’elenco ufficiale definitivo delle famiglie nobili e titolate siciliane,
con il titolo di barone di S. Giuseppe, il signor Giovanni Battista Gandolfo,
di Giovan Filippo, di Giovan Battista.
Arma:
d’azzurro, alla torre torricellata di un pezzo, d’oro, alla ghibellina,
aperta e finistrata di nero, sinistrata da un leone del secondo, e il
guerriero armato al naturale, uscente dalla torricella, impugnante una
bandiera d’argento, astata di nero, caricata da una croce di rosso.
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Gante
o
de Gante.
Il
Galluppi la vuole originaria di Spagna e pare che la creda portata in
Sicilia, e precisamente in Siracusa, da un Pietro. Passò all’ordine di
Malta, come quarto di altra famiglia, in persona dei fratelli Andrea,
Giuseppe e Pietro Platamone nella seconda metà del secolo XVII.
Arma:
inquartato: nel 1° e 4° d’argento, al tronco nodoso di verde posto in banda;
nel 2° e 3° d’azzurro, a tre stelle d’argento, e la bordatura a scacchi
d’oro e di rosso, bordati di nero, di dieci pezzi.
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Garagozzo.
Nobile famiglia di Randazzo, della quale notiamo, tra gli altri, un Lorenzo,
che fu capitano di giustizia di detta città nell’anno 1706-7; un Francesco
Garagozzo e Fisauli che fu giurato nel 1745-46; un Antonino che fu capitano
di giustizia nel 1758-59; un altro Francesco, che fu giurato nobile nel
1800-1801.
Arma:
?
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Garaio
o
Garajo.
La si vuole originaria di Spagna, godette nobiltà in Palermo, dove un
Ignazio fu segretario del tribunale del Sant’Uffizio, governatore del
Monte di Pietà nel 1763 e vestì la toga senatoria negli anni 1741-42,
1743-44, 1746-47, 1753-54, 1756-57, 1759-60. Un Giuseppe fu tesoriere
del senato nel 1756, governatore del Monte di Pietà nel 1786-87 e del
Pubblico Banco negli anni 1759, 1774 e 1792; un Gioacchino a 9 luglio
1770 ottenne un attestato di nobiltà del Senato di Palermo; un Antonino
insegnò istituzioni di diritto romano nell’Università di Palermo.
Arma: d’azzurro, alla torre merlata di tre pezzi d’argento, sormontata
da un’aquila nascente d’oro, ed un guerriero armato al naturale, tenente
nella sinistra una lancia dello stesso, a guardia della porta, chiusa di
nero.
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Gargallo.
Godette questa famiglia nobiltà in Lentini e in Siracusa e passò
all’ordine di Malta sin dal 1650 in persona di un Mario-Saverio. Un
Alfio, con privilegio del 16 giugno 1622, ottenne il titolo di don; un
Tommaso fu proconservatore di Siracusa nell’anno 1655; un Francesco
Maria fu giurato di Siracusa nell’anno 1663-64; un Giuseppe fu capitano
giustiziere di detta città nell’anno 1703-4 e senatore negli anni
1709-10; un altro Francesco-Maria fu giurato nobile di Siracusa
nell’anno 1744-45 e senatore nell’anno 1750-51; un Filippo Gargallo e
Bonanno, con privilegio dato a 27 maggio 1794 esecutoriato a 19 gennaio
1797, ottenne il titolo di marchese di Castellentini. Tommaso Gargallo e
Montalto, unico figlio di detto Filippo, a 8 settembre 1808 ottenne
investitura di detto titolo di marchese di Castellentini, fu latinista e
poeta distinto, e a 22 settembre 1832 ottenne il privilegio di cittadino
palermitano.
Arma: troncato, nel 1° d’argento, al gallo di nero, crestato e barbato
di rosso; nel 2° di rosso, palato d’oro.
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Gargano
o
Galgana.
Nobile famiglia di Siracusa che possedette i feudi di Racalxacca o
Fiumetorto, Spalla, Targia, ecc. Un Francesco fu senatore di Siracusa nel
1477-78; un Antonio, milite, tenne la stessa carica nel 1488-89; un
Francesco, barone della Targia, fu giurato in detta città nell’anno 1521-22;
un Giovanni, barone della Targia, nel 1539-40; un Pietro negli anni 1686-87
e 1691-92; un Ignazio, negli anni 1700-1701, 1718-19, 1739-40; un Pietro fu
giurato nobile di detta città negli anni 1746-47, 1750-51, 1755-56; un altro
Pietro tenne la stessa carica nel 1804-5.
Arma:
d’azzurro, alla banda accompagnata in capo da due stelle ed in punta da una
branca di leone recisa e posta in fascia, il tutto d’oro.
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Garì
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Carì.
Godette nobiltà in Messina ed in Palermo. Un Gabriele è annotato nella
mastra nobile nel Mollica; un Giuseppe, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo
della Spada, senatore di Palermo negli anni 1669-70, 1682-83, 1686-87,
1688-89, fu marito di Costanza Babilonia, che venne decorata del titolo di
duca di Valverde, titolo del quale vediamo poscia investito Emanuele Garì e
Babilonia; un Gastone, possedette la contea di Bastiglia e la baronia di
Comiso o Fontanafredda.
Arma:
d’azzurro, al leone d’oro, rampante contro una colonna d’argento.
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Garibaldi, Garibaldo
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Galibaldo.
Il Galluppi la vuole originaria di Genova e dice che godette nobiltà in
Messina nei secoli XVII e XVIII. Nel 1501 noi troviamo in Palermo un
Bernardino, qualificato mercante genovese; nel 1663 troviamo un Simone
con la carica di coadiutore fiscale della corte straticoziale di
Messina.
Arma: d’argento, al leone di nero.
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Garigliano
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Garagliano.
Un Tommaso Garagliano, con privilegio dato a 27 agosto 1628 esecutoriato
a 24 marzo 1629, ottenne il titolo di Don; un Francesco Garigliano e La
Via, nel nome maritale di Francesca Aceto e Marino, possedette il feudo
di Casalcarbone del quale ottenne investitura a 3 novembre 1717.
Arma: ?
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