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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Barbarà a Barlotta
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Barbarà, Barbara, Barbaro o Imbarbara.
Di questa famiglia troviamo un Vincenzo senatore di Palermo nel 1513-14
e 1517-18; un Baldassare proconservatore in Marsala 1579; un
Francesco-Antonio senatore di Trapani nell’anno 1693-94; un Girolamo
giudice del Tribunale del Concistoro 1585; un Mazziotta proconservatore
della città di Naro ed un Francesco che fu abate di Santa Lucia,
cappellano maggiore del regno di Sicilia e prese parte alla solenne
cavalcata che ebbe luogo in Palermo a 21 dicembre 1713 per l’ingresso ed
acclamazione a re di Sicilia di Vittorio Amedeo II duca di Savoia.
Questa famiglia possedette la baronia di Alia (secolo XVI).
Arma: d’argento a tre fasce d’azzurro, accompagnate da dodici gigli del
secondo, ordinati 3. 3. 3 e 3.
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Barbarini, Barbarino o
Barberino.
Un Giovan Bernardo Barbarino fu castellano di Piazza nel 1486 un
Bernardino de Barberino, nel nome maritale di Laura Villardita,
possedette i censuali e molini di Piazza e S. Andrea, come per
investitura del 7 novembre 1508; censuali che si conservarono in sua
famiglia sino al secolo XVII; un Antonino fu giurato di Piazza nel
1522-23.
Arma: d’azzurro, a tre mosche d’oro, ordinate 2 e 1.
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Barbato o
Barbuto.
Famiglia che godette nobiltà nei secoli XV e XVI. Un Giovan Domenico fu
fatto cavaliere da re Ferdinando d’Aragona. È passata all’ordine di
Malta come quarto di altra famiglia: nel 1555 in persona di Michele
Moleti-Barbuto-Lanza e Riccio, e nel 1570 in persona di Giovanni Moleti,
Cirino, Barbato e Anzalone.
Arma: d’azzurro, alla testa umana di carnagione, barbata e crinata di
nero, accompagnata da tre gigli d’oro.
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Barbera o
La Barbera.
Un Salvatore la Barbera e Merelli della città di Monte San Giuliano
venne, con privilegio del settembre 1767, insignito del titolo di barone
di San Niccolò ed un barone Giuseppe fu capitano giustiziere di Monte
San Giuliano nell’anno 1790-91. Nell’anno 1797 poi troviamo fra i
giudici pretoriani della città di Palermo un Gioacchino la Barbera.
Questa famiglia godette pure nobiltà in Messina nel secolo XVII.
Arma: d’azzurro, a due braccia vestite d’argento, moventi dai fianchi
dello scudo, impugnanti nel cuore, con le mani dello stesso, un serpente
d’oro, ondeggiante in palo. Corona di barone.
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Barberi o
de Barberio.
Un dottor Matteo de Barberio ottenne a 9 agosto 1478, nel nome maritale,
la conferma del feudo di Raffo del Mastro o Raffudo, feudo del quale ne
fu investito a 29 luglio 1499 il figlio di lui Bernardo. È degnissimo
poi di menzione quel Giovan Luca Barberi, maestro notaro della
cancelleria del Regno di Sicilia, che, per incarico regio, compilò quel
lavoro monumentale che ha titolo: Capibrevi, nel quale se non può
negarsi che prevalga il sentimento fiscale, non può pure negarsi che si
deve ricorrere, come ad una ricca miniera, da tutti gli scrittori di
storia feudale e nobiliare.
Arma: ?
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Barbuglio, Barbuglit o Barbulit.
(Vedi):
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Barbulato o Barbilato.
Un
Attardo de Barbilato di Noto possedette il feudo di Cachartino o S. Marco
che nell’anno 1418 vendette a Niccolò Speciale. Un Giovanni de Barbulato
possedette il feudo di Catatausi che trasmise al figlio Muzio il quale ne
venne investito a 10 giugno 1456. A questi succedette il figlio Giovanni che
ottenne a 17 luglio 1499 investitura di Catatausi e del feudo di Belludia.
Fu Giovanni padre di Vincenzo investito a 2 novembre 1573, che non ebbe
figli, sicchè gli succedette la sorella Alessandra maritata nei Landolina,
nella quale famiglia passò il feudo di Belludia. Un Pietro Barbulato, come
marito di Pina figlia di Ruggiero Spalletta, veniva a 21 agosto 1501
investito del feudo di Formica.
Arma:
?
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Barbulit, Barbuglio o Barbuglit.
Il
Galluppi la vuole originaria di Spagna. Un Antonio senatore di Messina negli
anni 1416-17, 1423-24, 1427-28, 1429-30 ecc., e console del mare 1441 fu
marito di Elvira de Falconibus, figlia di Antonio, che possedette i censuali
di Messina, dei quali fu investita a 10 ottobre 1425.
Arma:
?
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Barcellini, Bargellini o Barzellini.
(Vedi).
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Bardassi o Bardaxi.
Nobile famiglia, al dir del Galluppi, originaria di Spagna, che godette
nobiltà in Messina nei secoli XV e XVI. Un Berengario, castellano di
Jaci sotto re Alfonso, lo troviamo pure castellano del castello Ursino
di Catania 1422; un Antonio Bardaxi e Russo ottenne a 5 ed a 10 luglio
1453 la conferma di tutte e due le metà del feudo di Scordia Sottana,
feudo del quale a 15 ottobre 1494 veniva investito il figlio di lui:
Galeotto. Ambedue possedettero pure la terra dei Martini. Un capitano
Filippo fu capitan d’armi a guerra e castellano di Pantelleria 1668,
castellano di Mazzara 1677; un capitano Andrea, per real cedola data a
19 luglio 1688 esecutoriata a 29 maggio 1697, fu castellano di Licata.
Arma: di rosso, alla stella d’oro di otto raggi.
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Bardi
o Mastrantonio.
Nobile ed antica famiglia, della quale è oscura l’origine. Si crede esser
passata da Firenze in Palermo sotto re Federico II, aggiunse al proprio
cognome quello di Mastrantonio, possedé la baronia di Calcusa o
Fontanamurata, acquistata nel 1453 da un Antonio, che fu pretore di Palermo
nel 1456, 1460, 1462, 1474, ed acquistò nel 1466 la baronia di Iaci; il
feudo di Casalgiordano, acquistato da Salvatore Mastrantonio barone di Iaci
(nipote del precedente) come marito di Elisabetta-Antonina Lanza, figlia del
celebre Blasco Lanza, nel 1514; il feudo della Sambuca acquistato nel 1531
dallo stesso Salvatore ed elevato in marchesato nella persona di Nicolò nel
1573; il privilegio di nobile veneto e di cavaliere di Malta in feudo,
acquistato da un Vincenzo, marchese della Sambuca, per la moglie Eleonora
Spadafora ecc.
Arma: d’oro, a cinque
fusi di rosso accollati ed accostati in banda scorciata
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Bargellini o Barzellini.
(Vedi:)
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Barilla.
Nobile famiglia originaria di Reggio Calabria, che godette nobiltà in
Messina nel secolo XV e possedette il castello di Mineo (secondo il
Galluppi).
Arma: d’azzurro, al barile d’oro, posto in fascia, sormontato nel capo
da un giglio, accostato da due stelle, il tutto dello stesso.
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Barlotta.
Nobile famiglia, che il Mugnos vuole originaria dalla Carinzia, passata
in Trapani e da questa città anche in Palermo, godendo sempre nobiltà.
Nel 1420 troviamo un Bernardo Barlotta giurato di Trapani, carica
occupata anche da un Francesco negli anni 1499, 1517-18, 1522-23 e da
tutti i suoi discendenti in ogni tempo. Vanta questa famiglia varii
cavalieri di Malta e di S. Stefano e si divise in diversi rami, dei
quali uno nell’anno 1543 assunse il cognome Morano, e l’altro con
privilegio dato a 5 febbraio esecutoriato a 12 maggio 1674 venne
decorato del titolo di principe di S. Giuseppe de Formosa in persona di
un Giovan Francesco. A questi succedette il figlio Giuseppe, che fu
investito del titolo di principe di S. Giuseppe a 27 agosto 1683, indi
abbracciò lo stato ecclesiastico e fu abate di S. Maria d’Altofonte del
Parco ecc., finchè dopo varii passaggi questo titolo pervenne in persona
di Francesco Barlotta e Migliaccio, che ne ottenne investitura a 26
giugno 1781, fu senatore di Palermo negli anni 1784-85 e 1795-96,
gentiluomo di camera di re Ferdinando IV di Borbone ecc. e non ebbe
figli maschi ma una sola femina: Maria Felicita Barlotta e Ferro,
maritata nei Monroy, nella quale famiglia passò il titolo di principe di
S. Giuseppe.
Arma: di rosso, alla banda d’oro, accompagnata da due stelle dello
stesso; situate una in capo ed una in punta.
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