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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Ballarò a Barbagallo
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Ballarò.
Nobile famiglia di Mineo, della quale, tra gli altri, troviamo un Marco,
proposto nel 1736 per sindaco dei nobili, che occupò la carica di
capitano di giustizia di Siracusa nel 1752-53; un Francesco con la
carica di capitano giustiziere di Mineo, nell’anno 1785-86 e nell’anno
1790-91 e con quella di sindaco dei nobili nell’anno 1793-94 ed un Mario
con la carica di capitano giustiziere nell’anno 1807-8.
Arma: ?
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Ballaroto o Bellaroto.
(Vedi).
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Balliotti.
Un Giuseppe Balliotti, con lettere reali del 14 di agosto 1596
esecutoriate a’ 31 dello stesso mese, venne nominato capitan d’armi a
guerra per il Val di Noto, carica ottenuta dal figlio di lui Francesco
con regie lettere del 27 aprile esecutoriate a 9 agosto 1652 e dal
nipote Giuseppe a 22 agosto 1686. Questa famiglia è passata all’ordine
di Malta cone quarto di altra famiglia nel 1808 in persona di Giuseppe
Mango-Vanni-Delfino e Balliotti, ricevuto in detto anno in qualità di
cavaliere milite di giustizia, e nel 1810 in persona di
Giacomo-Beniamino marchese di Casalgerardo, fratello del precedente,
ricevuto come cavaliere d’onore e di devozione.
Arma: d’oro, a tre fasce di rosso, quella di mezzo accompagnata da sei
palle di ferro, situate tre in capo e tre in punta.
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Ballo o
de Ballis.
Nobile famiglia forse d’origine bolognese. Sono degni di menzione un
Tommaso giurato di Palermo nell’anno 1560-1561, un Antonino giudice
pretoriano della stessa città nell’anno 1567-68, nel quale anno un
Graziano occupava la carica di giurato, occupata anche nel 1602-3 da un
Carlo (che in questo stesso anno fu coadiutore della nobile compagnia
della carità), nel 1611-12 da un Giovanni barone di Calattubo (o
Calattuvo); da un Giuseppe Antonio Ballo e Sollima, pure barone di
Callattuvo, nell’anno 1629-30 e da un altro Graziano nell’anno 1679-80.
Quest’ultimo fu marchese di Bonfornello per investitura del 20 maggio
1690 e barone di Calattuvo, il quale ultimo titolo, per una Gaetana
Ballo passò in casa Papè dove tuttora conservasi. È pure degno di
menzione un Giovan-Battista, giudice capitaniale di Palermo nell’anno
1573-4 e poscia giudice della Gran Corte del Regno.
Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, caricata da tre palle di nero.
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Ballonio o Ballone.
Famiglia originaria dalla Normandia, passata in Sicilia e precisamente
in Messina, nella quale ultima città venne aggregata al ceto dei nobili
e fiorì dal secolo XI al XIII (secondo il Galluppi).
Arma: d’azzurro, al leone d’oro, armato e lampassato di rosso, col capo
cucito dello stesso, caricato da un cuore d’argento, accostato da due
rose dello stesso.
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Balsamo.
Nobile ed antica famiglia originaria, al dir del Galluppi, da
Costantinopoli, e che godette nobiltà in Messina dal secolo XI al XVIII. Un
Nicolò de Balsamo, figlio di Tuccio, messinese, ebbe donato da Giovanni
Protonotaro, presso gli atti di notar Giovanni de Marraffo, a 13 novembre
1415 il feudo di Vigna del Re. A lui succedette il figlio Tuccio, che venne
investito del feudo di Vigna del Re a 20 maggio 1432, di quello di
Fiumefreddo a 10 novembre 1453 e fu padre di Nicolò, dottore in leggi,
giudice della Gran Corte del Regno di Sicilia, per privilegio dato a 30
novembre 1497 esecutoriato a 25 luglio 1498. Un Giovanni de Balsamo ottenne
a 11 settembre 1441 la conferma della Massaria di Patti, già detta di Critti,
a lui apportata in dote dalla moglie Eufemia di Patti. Un Giacomo possedette
i casali di Mirto, Crapisuso, Belmonte, Mirtiro, Fazana e Crapiiuso, dei
quali ne venne investito a 5 giugno 1506, il feudo di Graniti, del quale ne
fu investito a 26 settembre 1489 ed il feudo di Mottallegra, di cui ne venne
investito a 21 febbraio 1512. Un Giovanni-Enrico possedette la foresta di
Taormina 1477; un Angelo il feudo di Cucco e S. Basile 1506; un Giuseppe la
baronia di Cattasi. Un Antonio, con privilegio dato a 14 settembre
esecutoriato a 24 dicembre 1537, ottenne, per se e suoi, il titolo di
visconte di Francavilla; un Pietro, con privilegio dato a 10 aprile
esecutoriato a 14 agosto 1599, ottenne, per sé e suoi, il titolo di marchese
della Limina e con privilegio dato a 3 aprile, esecutoriato a 3 giugno 1613
il titolo di principe di Roccafiorita. A 28 gennaio 1768, infine, si
concedono dal viceré di Sicilia lettere osservatoriali del privilegio del
Senato di Messina dato a 3 agosto 1767 con il quale Carlo-Saverio Balsamo
barone di Specchia-Normandia ed i figli Giuseppe-Antonio e Bonaventura-Luigi,
nobili patrizi di Gallipoli, sono reintegrati nella nobiltà messinese.
Questa famiglia è passata molte volte all’ordine di Malta, a cominciare dal
1550 in persona di un Girolamo, che morì nell’assedio di Malta.
Arma:
semipartito e spaccato; al 1° d’oro, all’uccello margone del suo colore,
posato sullo spaccato; al 2° di rosso; al 3° d’azzurro.
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Balsano.
Siamo
privi di documenti.
Arma:
d’oro, al monte di nero, sormontato da un cavallo di rosso. (Mugnos).
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Balsano di Vicari.
Un
Gaetano Maria Balsano, passato da Vicari in Palermo nella seconda metà del
secolo scorso, ottenne, con privilegio senatorio del 18 di novembre
dell’anno 1771, la cittadinanza palermitana, venne insignito a 8 dicembre
1771 del titolo di barone di Daina ed Opezzinga e fu padre di Emmanuele nato
nel 1776. Sposò questi a 5 giugno 1803 Teresa Emmanuele la quale, fra gli
altri figli, gli procreò Gaetano e Salesio, che fu sindaco di Palermo nel
1861 e 1867, commendatore della corona d’Italia ecc. e padre di Teresa; la
quale sposò Emmanuele Balsano e Colletto, barone di Daina ed Opezzinga, suo
cugino, figlio di Gaetano Balsano ed Emmanuele. Da questo matrimonio ne
vennero i viventi: Gaetano marito della nobile Maria Fatta dei principi di
Belvedere, Salesio, Anna e Concetta.
Arma:
usa l’arma della estinta famiglia omonima.
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Bancherio.
Un Enrico Bankerio faceva parte dell’esercito di re Pietro in Palermo
1283; un Giuliano Bancherio fu giurato di Palermo nell’anno 1486-87 e
tale carica vediamo pure occupata negli anni 1496-97 e 1501-2 da un
Giovanni, e negli anni 1531-32, 1534-35 e 1537-38 da un Leonardo.
Arma: d’oro, alla banda di rosso.
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Bandiera.
Nobile famiglia originaria dall’Italia settentrionale, portata in
Messina nello scorcio del secolo XVII da un Mario capitano di fanteria
spagnuola, che fu padre di Bartolomeo capitano giustiziere di S. Lucia
del Mela. Da questi venne: Mario soprintendente generale di salute
nell’epoca della peste di Messina 1743, e da questi Bartolomeo
riconosciuto nobile messinese nell’anno 1776-77, padre, fra gli altri,
di un altro Mario. Sposò questi Marianna Catenoso, che gli procreò: 1°
Bartolomeo padre di Cesare ed Alfonso; 2° Giovanni marito di Pia
Cardillo e padre di Antonino, Francesco, Anna, Giuseppa e Letteria; 3°
Vincenzo marito di Emmanuela De Gregorio dei marchesi di Poggiogregorio
e padre di Mario, Giovanni, Luigi e Camillo: 4° Lucrezia moglie di
Giovanni Scarfì (secondo il Galluppi).
Arma: troncato, nel 1° d’azzurro, al braccio destro armato al naturale,
la mano di carnagione impugnante una bandiera di rosso, astata d’oro,
svolazzante a sinistra; nel 2° di rosso, a due bande d’argento.
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Bandini o
Bandino.
Nobile famiglia originaria, al dir del Galluppi, da Firenze, passata in
Messina dove godette nobiltà nei secoli XV e XVI. Un Giulio Bandini fu
cavaliere di Malta nel 1579. Un Giacomino Bandino è tra i cavalieri di
Randazzo 1283; un Arnaldo è notaio della dogana delle carni e del cacio in
Palermo 1283. Troviamo pure questa famiglia in Trapani, Marsala, Mazzara e
Salemi. Nella prima un Lemmo è giurato nel 1403, un Andrea a 12 febbraro
1417 venne nominato maestro della Maramma, un Antonio è senatore nell’anno
1458-59 e credenziere della carne e pane, un Filippo è capitano nell’anno
1472-73. Nella seconda incontriamo un Giovanni con la carica di vice-secreto
nell’anno 1398; in Mazzara troviamo un Giovanni con la carica di giurato nel
1413 ed un Cesare con la stessa carica nel 1530-31; in Salemi troviamo un
Antonio con quella di capitano nel 1406. Godette questa famiglia pure
nobiltà in Palermo, nella quale città incontriamo un Nicolò pretore
nell’anno 1430-31, un Bernardo con la stessa carica nell’anno 1463-64 ed un
Vincenzo con la carica di capitano di giustizia nell’anno 1504-5.
Arma:
d’oro, alla banda d’azzurro, caricata da tre rose di rosso, accompagnata da
due rose dello stesso, situate una in capo ed una in punta.
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Barba.
Il
Galluppi dice che trae origine dalla città di Novara in Piemonte e passò in
Messina nel secolo XVII nella persona di un Bernardino Barba gran priore di
Messina dell’ordine di Malta, ammiraglio dello stesso ordine e principe
dell’ordine militare della Stella nel 1620. Noi intanto troviamo nel 1283 un
Dionisio Barba milite, giustiziere delle isole di Malta e Gozzo. Il
Muscia annota, sotto re Federico, gli eredi del fu Accardo de Barba di Noto
per i feudi di Tabasia, posto in Malta, Stafenda, Cartini, Cangemi,
Casalgerardo, Pantano, ecc.
Arma:
d’azzurro, all’albero sradicato al naturale, sostenuto da due loeni d’oro,
contrarampanti e affrontati al tronco; col capo d’oro, all’aquila spiegata
di nero, coronata dello stesso.
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Barbadoro.
Un Giovanni Barbadoro fu giurato di Caltagirone nell’anno 1448-49; un
Niccolò de Barbadoro tenne la stessa carica nel 1480-81 e, nel nome
maritale di Chiara Landolina, possedette la metà del feudo di Imbaccari,
del quale ne fu investito a 1 febbraio 1515; un Antonio Giorgio fu
proconservatore di Caltagirone 1659. Nella mastra nobile di detta città
infine troviamo ascritto un Antonino Barbadoro, figlio di Andrea,
dottore in ambo le leggi, che fu senatore nel 1690-91 e l’annotazione
che questa famiglia è estinta.
Arma: ?
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Barbagallo.
Questa famiglia godette nobiltà in Messina nei secoli XVII e XVIII; un
Benedetto fu senatore di detta città nell’anno 1733-34 e console del
Mare nel 1700-701.
Arma: d’oro, al gallo fermo di nero, barbato e crestato di rosso.
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